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2 giugno ore 9: facciamo la festa alle forze armate! Cacerolazo sotto alle due torri

Azzerare le spese militari, abolire gli eserciti, redistribuire la ricchezza

Ogni 2 giugno, nell’anniversario del referendum che nel 1946 sancì finalmente la fine della monarchia, si celebra la nascita della repubblica italiana. Ma come ogni stato che celebra se stesso quel giorno è in realtà la festa delle forze armate. A Roma il presidente della repubblica depone la solita corona d’alloro all’altare della patria e la parata militare invade i Fori e non risparmia neppure il cielo.

Un po’ ovunque parate, marce e marcette fanno sfoggio di simboli e retoriche militari. Uomini e donne in divisa, armi e mezzi ostentano il monopolio della violenza, ammorbando l’aria di retorica patriottica, mentre chi riceve le commesse si sfrega le mani ingrassando gli ingranaggi della perdurante rapina e gli esecutori continuano a eliminare essere umani per mezzo mondo seminando terrore e distruzione.

La guerra è guerra, ovvero distruzione e morte, a meno che non si voglia credere alla retorica del peace keeping o delle cosiddette “guerre umanitarie”.

E allora 2 giugno cosa ci sarebbe da festeggiare?

Il fatto che l’esercito italiano contribuisca ad ammazzare civili in Medio Oriente, Africa, Afghanistan ecc., per terra, per mare e per cielo?

Il fatto che risorse pubbliche vengano sottratte a tutti noi per utilizzarle al fine di accrescere una grandeur italiana fatta di armi e mezzi sempre più tecnologicamente avanzati, non ultimi automi e droni che sono in grado di ammazzare con ancora più freddezza e precisione?

Il fatto che intere porzioni di territorio, dal Friuli alla Sicilia, dal Veneto alla Campania, alla Sardegna, siano state sottratte per essere utilizzate come caserme, poligoni e basi militari?

Il fatto che la popolazione di questi territori subisca sovente effetti mortali sulla propria salute per l’utilizzo di urano impoverito durante le esercitazioni, come avviene ad esempio a Salto di Quirra (Ogliastra) e a Capo Teulada (cagliaritano)?

Il fatto che, nonostante la contrarietà della popolazione locale, sia stato finalmente installato il sistema di comunicazioni satellitari militari ad alta frequenza MUOS (Mobile User Objective System) a Niscemi, per meglio permettere all’esercito americano di perpetuare il proprio dominio globale?

Il fatto che le potenze mondiali, Stati Uniti e Russia in testa, ci stiano regalando una nuova, precipitosa corsa agli armamenti nucleari in cui anche lo stato italiano fa la sua parte, ad esempio con i nuovo F35 predisposti per missioni nucleari “tattiche” o con i suoi porti sempre più nucleari?

Il fatto che la propaganda militarista si stia dispiegando in maniera sempre più diffusa, insinuandosi nelle università, nelle scuole e nei vari ambiti educativi anche attraverso percorsi di alternanza scuola-lavoro, corsi formativi e stage che vedono la presenza più o meno manifesta delle forze armate?

Il 2 giugno non c’è niente da festeggiare; c’è da far sentire il dissenso nei confronti dell’ostentazione di quella violenza che lo stato italiano mette in opera continuamente fuori e dentro i propri confini.

C’è da dire ad alta voce che se vogliamo fermare le guerre bisogna farla finita con gli stati nazionali, eliminare le frontiere e gli eserciti. Altra via d’uscita non c’è.

Suoniamo forte pentole e padelle!

Cacerolazo contro la cerimonia militare in piazza Maggiore!

Sabato 2 giugno 2018 ore 9 sotto le due torri, Bologna

Circolo “Anarchico C. Berneri” – circoloberneri.indivia.net

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Domenica 3 giugno dalle ore 11. Assemblea di rebAl (Rete delle biblioteche e degli archivi anarchici e libertari). Al circolo

Cos’è rebAl?
RebAl è una rete di collaborazione tra biblioteche, archivi e centri di documentazione specializzati in storia, teorie e culture dei movimenti anarchici e libertari.Il pri ncipio ispiratore di rebAl è la volontà di facilitare l’accesso pubblico al patrimonio culturale libertario, nella convinzione che la sua più ampia circolazione sia uno strumento importante nei processi di trasformazione sociale e di diffusione dei principi e delle pratiche antiautoritarie. http://www.rebal.info/
 
L’assemblea è aperta agli aderenti Rebal e alle biblioteche-archivi anarchiche e libertarie interessate al progetto.
Ordine del giorno provvisorio:
1) omeka, distribuzione account e presentazione dello strumento
2) nuove integrazioni in rebal e stato dell’arte
3) situazione delle biblioteche e progetti in corso
4) rinnovo quote 2018 e stato cassa
5) ficedl
6) varie ed eventuali
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Venerdì 18 maggio ore 20. Inaugurazione della nuova biblioteca e sala studio del circolo

Dopo quasi un anno di incessante lavoro e preparazione, viene inaugurata la nuova biblioteca e sala studio “Elio Xerri” del Circolo Anarchico “C. Berneri”.
Oltre a una vasta collezione di materiale relativo ai movimenti sociali e in particolare a quello anarchico e libertario disponibile per il prestito, ad alcune postazioni informatiche dedicate alle ricerche sul catalogo e bibliografiche – utilizzando il portale RebAl ( http://www.rebal.info ) – e ad un ambiente luminoso e tranquillo in cui studiare o fare le proprie ricerche la biblioteca e sala studio si propone come luogo di discussione, di dibattito. Uno spazio di confronto per la diffusione del pensiero anarchico e libertario.
All’inaugurazione verranno aperti per la priva volta gli spazi della biblioteca e sala studio al pubblico e verranno presentate le attività che la caratterizzeranno per il futuro.
dalle ore 20:00
@ Circolo Anarchico Camillo Berneri, p.zza di Porta S. Stefano, 1
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Venerdì 25 maggio 2018 ore 20 C’est ne qu’un début, continuons le combat! 1968//2018. A cinquanta anni dal ’68 aperitivo, a seguire dibattito e filmati. Al circolo

A cinquanta anni dal ‘68 parliamo di quel movimento, della contestazione a tutte le autorità che ha portato con sé, dell’incontro tra i giovani antiautoritari e l’anarchismo. 
Maggio 1968, a Parigi: sulle sessanta barricate sventolano le bandiere nere, cortei di centinaia di migliaia di persone invadono la città, gli operai danno vita allo sciopero generale più lungo del dopoguerra, la sera del 24 i manifestanti appiccano fuoco alla Borsa. È l’evento simbolico di una marea che cresce in maniera carsica fin dall’inizio degli anni Sessanta e che critica tutte le istituzioni (famiglia, scuola, lavoro, esercito, polizia, magistratura, chiesa, partito) rovesciando l’autorità e la gerarchia, rivendicando e praticando forme di autogestione e di azione diretta contro ogni istituzione sociale: al posto della famiglia la comune, al posto della delega l’assemblea e l’occupazione.
In questa sua esplosione il movimento del ‘68 si incontra con l’anarchismo. È uno scambio complesso: si confrontano, si scontrano, si influenzano a vicenda i giovani “sessantottini” e le vecchie generazioni di anarchici: quelli de “i nostri monti in Spagna”, della Resistenza al franchismo prima e al fascismo poi. 
Il momento più intenso di questo incontro/scontro è il congresso internazionale anarchico che si tiene a Carrara nel settembre del 1968. Se a unire tutti è la volontà di rivolta contro il vecchio mondo, gli anarchici vedono con sospetto il giudizio positivo che alcuni  giovani libertari, protagonisti del ‘68 francese (tra cui Daniel Cohn-Bendit), formulano nei confronti delle esperienze comuniste cubane e cinese ritenute alternative a quella sovietica.
Ne discuteremo con: 
Olga Massari, che ci introdurrà nel complesso mondo del ’68
Toni Senta, che si concentrerà su provos, fermenti, movimenti libertari e anarchismo giovanile negli anni sessanta
Roberto Zani, curatore del libro “Alla Prova del ’68. L’anarchismo internazionale al congresso di Carrara”, parlerà del congresso internazionale anarchico di Carrara, della grande attenzione mediatica che suscitò e dei percorsi politici dei vari partecipanti a quell’avvenimento.
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Venerdì 11 maggio ore 20. Presentazione dell’opuscolo Precarietà Nova (La Fiaccola, 2018) a cura del collettivo Exarchia. Al circolo

Precarietà Nova. Racconti di quotidiano struttamento tra università e lavoro è il titolo dell’opuscolo, uscito per la Fiaccola in occasione del primo maggio, frutto di un lavoro di inchiesta e analisi compiuto dal collettivo Exarchia.
Dalla quarta di copertina: 
L’università dovrebbe esssere il luogo in cui si impara a esercitare il pensiero critico. Diciamo dovrebbe, perché di fatto così non è: i percorsi universitari sono strutturati sempre più frequentemente sulla base delle esigenze del mercato del lavoro e delle aziende. L’università serve a preparare i/le futur* sfruttat* di domani, coloro che a breve sperimenteranno sulla propria pelle le conseguenze della precarietà, economica ed esistenziale.
Crediamo che lo strumento dell’inchiesta permetta di riconoscere come la dinamica generale di precarietà e di atomizzazione delle relazioni sociali in funzione di un maggiore sfruttamento capitalistic, sia una dinamica che investe ogni settore lavoratico, ogni tipo di campo disciplinare e ogni fase della vita: non è solo il mercato del lavoro a essere strutturalmente sempre più precario, con le decine di tipologie di contratti-fuffa, il Job’s Act, il sistema delle false cooperative e la disoccupazione giovanile al 40%, ma lo stato drammatico della scuola pubblica e dell’università a mostrarci come il mondo della formazione risulti una “palestra” di precarietà a tutti i livelli
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Martedì 24 aprile – A volte ritornano… Vecchi e nuovi fascismi a confronto

A VOLTE RITORNANO…
(… o non sono mai andati via?)
VECCHI E NUOVI FASCISMI A CONFRONTO

Cosa accomuna e cosa divide il ventennio mussoliniano e i neofascisti di Casapound e simili?

Ormai tutti i partiti/movimenti neofascisti sono stati sdoganati dalla narrazione dei media mainstream. Durante l’ultima campagna elettorale Simone Di Stefano, candidato premier di Casapound, è riuscito a comparire in svariati talk show televisivi da quello di Enrico Mentana a quello di Corrado Formigli. Questi “giornalisti”, nel nome della tanto decantata libertà di parola e per fare qualche ascolto in più, non si sono resi conto della gravità del dare credibilità a questi soggetti?

Contemporaneamente in molte città d’Italia, Bologna compresa, Casapound e Forza Nuova hanno potuto portare avanti impunemente in campagna elettorale banchetti da cui far passare i propri messaggi sessisti, razzisti e xenofobi, con il placet delle istituzioni locali.

Ma chi sono quindi questi “nuovi” fascisti e soprattutto quanto sono nuovi? Quanto sono legati e quanto si discostano dalla tradizione mussoliniana?

Ne dialoghiamo con Mimmo Franzinelli, storico, autore di numerosi saggi sul fascismo delle origini (un titolo per tutti: “Squadristi. Protagonisti e tecniche della violenza fascista 1919-1922”) e con Maddalena Gretel Cammelli, antropologa, autrice di “Fascisti del terzo millennio. Per un’antropologia di Casapound”.

Martedì 24/04/2018 h. 20.30

Sala “Marco Biagi”, Via Santo Stefano, 119

FASCISTI DEL TERZO MILLENNIO, SE LI CONOSCI LI EVITI

ORA E SEMPRE RESISTENZA!

Coordinamento Antifascista Murri – Nodo Sociale Antifascista Bologna

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Martedì 1 maggio – Primo maggio anarchico e internazionalista dalle ore 12. Al Circolo

  Dalle ore 12 pranzo sociale a offerta libera // benefit per il circolo // 
menù: 
crescentine 
piadine (anche veg)
Ore 15 canti internazionalisti e anarchici a squarciagola (rischio karaoke) e riffa con premi scandalosi!
ore 17 La pratica dell’autogestione 
Discussione a partire dal libro di G. Candela e A. Senta, La pratica dell’autogestione (eleuthera).
Oggi che la razionalità dell’homo oeconomicus, basata su individui parcellizzati ed egoisti, è sempre più messa in discussione dopo i disastri umani e ambientali cui ha portato, un’altra razionalità va configurandosi nello spazio socio-economico, quella dell’homo reciprocans, basata su un altruismo cooperativo e solidale che trova nell’autogestione gli strumenti più adatti per trasformare la società.
A seguire concerto.
Contro tutti i padroni! 
Per la libertà e la giustizia sociale!
Circolo Anarchico Berneri, piazza di porta s. stefano 1, bologna
circoloberneri.indivia.net
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Mercoledì 25 aprile corteo antifascista cittadino. Concentramento ore 10 rotonda Dodi Maracino (Quartiere Barca)

L’ANTIFASCISMO NON LO DELEGHIAMO
Anche quest’anno le realtà antifasciste bolognesi lanciano un corteo antifascista in città scegliendo di partire dal quartiere Barca per arrivare alla festa organizzata dal comitato Pratello R’Esiste.
    
Il 16 aprile, alle 20, si terrà un’assemblea pubblica nella sala “Falcone e Brosellino” (via Battindarno 123) per presentare alla città l’iniziativa del 25 aprile. Iniziativa che è stata e sarà preceduta da innumerevoli altre manifestazioni, testimonianza della vivacità e della determinazione della Bologna Antifascista di riprendersi spazi, strade e quartieri per sottrarli a quanti speculano sulla crisi economica e sociale. 
Crisi che è il frutto delle politiche di governo sia nazionali che internazionali. Crisi che permette ai fascisti di ogni risma di godere della benevolenza di una borghesia sempre più preoccupatadi perdere i propri privilegi e di conseguenza della protezione delle “forze dell’ordine”. 
    
La Bologna Antifascista che è scesa in piazza il 16 febbraio contro Forza Nuova, che ha manifestato a Macerata come a Firenze, che è scesa in piazza per Afrin e per dire, il 24 marzo, “mai più Macerata, mai più Firenze, mai più via Mattei”. La Bologn Antifascista che è stata e sarà al fianco del movimento      femminista, antisessista, antirazzista.
    
Lo ribadiamo con forza, oggi più che mai: non può esserci una lotta antifascista che non sia profondamente femminista, antisessista e antirazzista: la prevaricazione violenta di ogni diversità e l’ignobile retorica sulla difesa delle donne (e quindi della razza)sono strumentalizzazioni di un potere maschilista timoroso diperdere il proprio privilegio in favore di una reale autodeterminazione delle donne e di tutte le soggettività femminilizzate trans* e queer.
    
Questa Bologna Antifascista chiama tutte e tutti a scendere in piazza e partecipare la corteo del 25 aprile 2018.
 Oggi assistiamo al paradosso (anche se la storia ci dimostra come  non  sia paradossale) che chi vuole impedire ai fascisti di avere un ruolo politico debba subire l’arresto, le denunce, le percosse, le      minacce, le persecuzioni sui luoghi di lavoro. Per queste/i compagni il corteo esigerà a gran voce la liberazione. Lorenzo, Giorgio, Jacopo, Niccolò liberi subito! 
Questa dovrebbe essere una “Repubblica nata dalla Resistenza al Nazifascismo” e quindi l’antifascismo dovrebbe essere un patrimonio comune; invece chi si definisce “democratico” non fa  altro che lasciare spazio (se non addirittura spalleggiare) alla canea fascista. Non parliamo poi della destra istituzionale che oggi si candida a governare il paese. Dalla Lega a Fratelli d’Italia, questi partiti sono pieni di picchiatori, guardie del corpo, sostenitori che rivendicano apertamente il loro essere fascisti.
    
Per un 25 aprile di lotta e resistenza non possiamo delegare alle forze istituzionali e a vuote ritualità il rinnovato impegno di tutte e tutti noi a lottare anche oggi per libertà, l’uguaglianza  e la giustizia sociale.
    
Mercoledì 25 aprile concentramento ore 10:00 Rotonda Dodi Maracino 
Realtà antifasciste bolognesi
#25aprile
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Venerdì 6 aprile – incontro con il Servizio Civile Internazionale

Ore 19, aperitivo e a seguire presentazione Campi e discussione

Serata di incontro e discussione con servizio civile internazionale e presentazione della lista campi 2018

È un movimento laico di volontariato, presente in 43 paesi in tutto il mondo. Da 90 anni promuove attività e campi di volontariato sui temi della pace e del disarmo, dell’obiezione di coscienza, dei diritti umani e della solidarietà internazionale, degli stili di vita sostenibili, dell’inclusione sociale e della cittadinanza attiva. Alla base c’è un impegno concreto a cambiare situazioni di disuguaglianza, ingiustizia, degrado, violazione dei diritti umani. La filosofia delle attività SCI è da sempre caratterizzata dalla concretezza.

Gli inizi

1920. La prima guerra mondiale è terminata e ha lasciato dietro di sé distruzione, morte, sofferenze, lutti. Un giovane pacifista svizzero, Pierre Ceresole, decide che il tempo delle parole è finito. È ora di passare ai fatti. Si realizza così il primo campo di lavoro ad Esnes, presso Verdun, al confine franco-tedesco. Volontari tedeschi, francesi e inglesi, supportati da molti altri partecipanti, si impegnano nella ricostruzione del piccolo villaggio ridotto ad un cumulo di macerie dopo il conflitto bellico. Il motto è “deeds, not words” (fatti, non parole) e l’idea è semplice e provocatoria allo stesso tempo: lavorando insieme per costruire qualcosa è impossibile diventare nemici. È nato il primo campo del Service Civil International (S.C.I.).
Non sarà l’ultimo.

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Venerdì 23 marzo – Global action for Afrin

Venerdì 23 marzo ore 17:30 Piazza del Nettuno, Bologna

Invitiamo tutte e tutti a scendere in piazza per il popolo curdo contro l’aggressione della Turchia
Invitiamo tutte e tutti a scendere in piazza per difendere Afrin, per difendere la rivoluzione delle donne, per il Confederalismo Democratico.

Aderiamo all’appello internazionale lanciato dalle compagne e dai compagni curdi per scendere nelle piazze di tutto il mondo in solidarietà ad Afrin:

Il 20 di Gennaio è iniziata l’invasione del cantone di Afrin. Questo territorio, collocato nella parte occidentale della Federazione Democratica della Siria del Nord, è stato bombardato senza pietà da cacciabombardieri, artiglieria e ogni tipo di armamentario moderno che porta il marchio della Nato. L’esercito Turco, al fine di non sporcarsi le mani e cancellare il numero di morti dalle sue statistiche, sta conducendo l’attacco servendosi di milizie jihadiste. Queste milizie, che in principio facevano parte di Al-Qaeda e che nel 2014 si sono riorganizzate nella forma di Daesh, vanno oggi sotto il nome di FSA. Le immagini brutali che gli invasori stanno pubblicando sui propri social media, così come le chiamate rumorose alla guerra contro gli infedeli, al grido di “Allaha Akbar”, ci ricordano che il Rojava sta ancora combattendo lo stesso nemico che ha già sconfitto a Kobane e Raqqa. Ma questa volta, la bandiera dietro cui avanza è quella del secondo più grande esercito della NATO. Del resto, in molte immagini la bandiera nera di Daesh è stata avvistata insieme alla bandiera rossa della Turchia. Molti combattenti, uccisi in battaglia dalle forze di auto-difesa che stanno resistendo ad Afrin, sono stati senza dubbio identificati come comandanti di Daesh.

Il dittatore fascista e misogino dello stato turco, Recep Tayyip Erdogan, ha dichiarato pubblicamente che, attraverso questa invasione ai danni di un territorio autonomo all’interno di una nazione sovrana, si augura di “restituire Afrin ai suoi veri proprietari”. Dietro questa messinscena, si sta effettivamente portando avanti una pulizia etnica e un genocidio ai danni del popolo Curdo e di altre minoranze che vivono ad Afrin da tempo immemore. Afrin è stato uno dei pochi territori che hanno relativamente goduto di una situazione di pace durante la sanguinosa guerra che imperversa in Siria negli ultimi sette anni. Molte famiglie sfollate dalla guerra hanno trovato rifugio in questo territorio. In questo momento, Erdogan sta provando ad approfittare di questa instabilità e della sofferenza che attanaglia la popolazione della Siria per legittimare la sua sete imperialista di potere, sognando di riconquistare i territori che una volta erano occupati dall’impero Ottomano.

La comunità internazionale sta chiudendo gli occhi di fronte alle continue richieste di aiuto che arrivano da Afrin. Il ritiro delle truppe russe che stazionavano ad Afrin ha dato il via libera all’invasione e ha mostrato la complicità della Russia con lo stato turco. Ad ogni modo, non è minore la complicità degli stati membri della NATO. Questi ultimi stanno permettendo alla Turchia di utilizzare armamentari e tecnologie occidentali per massacrare civili. La Federazione democratica della Siria del Nord è stata la principale forza di opposizione alla barbarie islamista di Daesh, ma ciò sembra essere irrilevante per quei governi che, fin dal 2014, avevano condannato ogni massacro rivendicato dalla propaganda di Daesh. Il 24 Febbraio, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha unanimemente adottato una risoluzione per una tregua in tutta la Siria. Ciò ha offerto un barlume di speranza per evitare altri massacri di civili. Nonostante questo, resta innegabile il silenzio seguìto all’intensificazione degli attacchi turchi.

D’altra parte, il regime baathista di Bashar Al-Assad’s, dopo aver dichiarato che non avrebbe mai permesso l’invasione di suolo Siriano da parte della Turchia, ha dimostrato la propria incapacità di affrontare l’aggressione. Malgrado un sistema antiaereo potrebbe fermare gli attacchi della forza aerea turca, il regime ha richiesto ad Afrin di sottomettersi completamente allo stato siriano e rinunciare alla propria autonomia, che è stata ottenuta attraverso il processo rivoluzionario che ha avuto luogo in Rojava negli ultimi anni. Non ci sono dubbi che questa invasione sia il risultato degli accordi di Sochi tra Assad, la Russia e la Turchia. L’esercito Arabo Siriano ha scelto di evitare ogni confronto diretto che potrebbe opporsi ai piani di Erdogan e di abbandonare le forze siriane democratiche. La sua dipendenza dalla Russia e la sua ostilità nei confronti della Federazione Democratica della Siria del Nord sta permettendo alle forze jihadiste neo-ottomane di occupare Afrin.

La situazione è critica. Le forze di occupazione sono ai cancelli della città. Una città che offre riparo non solo ai suoi abitanti, ma a molti rifugiati che hanno lasciato i propri villaggi dopo la distruzione causata dai bombardamenti turchi. Oltre ai bombardamenti massicci, sono stati registrati attacchi chimici contro i civili, in particolare con cloro gassoso. E ancora, questa non è che l’immagine di una parte sola del disordine provocato: anche le infrastrutture vitali alla sopravvivenza della popolazione civile sono state volutamente attaccate. Una settimana fa la Turchia ha interrotto la fornitura di acqua e elettricità alla città, costringendo i residenti a fuggire. L’assedio continua e la popolazione va incontro ad un massacro imminente. Ieri si trattava dell’ISIS a Kobane, oggi dello stato turco ad Afrin.

La Comune internazionalista del Rojava, tenuto conto di tutti questi avvenimenti, si unisce alle molteplici iniziative di solidarietà con Afrin. Esortiamo tutte e tutti a unirsi in una giornata di azioni e solidarietà globale, come quello che ebbe luogo l’1 Novembre 2014 per Kobane. E come kobane, Afrin resisterà, Afrin vincerà.

La solidarietà con Afrin sarà ricevuta e sentita da tutto il mondo, per provare che Afrin non è sola e che il progetto democratico e antipatriarcale che vive ad Afrin sarà difeso dal mondo intero.

#GlobalActionforAfrin

Circolo Anarchico “C. Berneri”
CUA-Collettivo Universitario Autonomo
Laboratorio Crash
Làbas
LUBO-Libera Università Bologna
Nodo Sociale Antifascista
TPO
Vag61
XM24
YaBastaBologna