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Domenica 23 ottobre ore 20.00 – Contro Franco si viveva meglio!

La lotta clandestina e il patto della Transizione in Spagna.

Resoconto critico sulla lotta antifranchista libertaria dentro e fuori di Spagna, sulla restaurazione della monarchia e il
prezzo della “pace sociale”, con una riflessione sulla situazione sociale
attuale e la possibilità di una trasformazione  radicale.

Parla Alfredo González (FAIberica), redattore di Tierra y Libertad e di Germinal

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Venerdi 21 Ottobre ore 20.00 – I dolori del giovane Paz!: contributi alla biografia negata di Andrea Pazienza (Coniglio editore)

Presentazione di
I dolori del giovane Paz!: contributi alla biografia negata di Andrea Pazienza (Coniglio editore)

con il curatore Roberto Farina
Questo libro raccoglie le dichiarazioni di una serie di persone che hanno conosciuto bene Andrea Pazienza. Jacopo Fo, Roberto Vecchioni, Claudio Lolli, Daniele Luttazzi, Bifo, Marina Comandini, Roberto “Freak” Antoni, Filippo Scòzzari, Vincenzo Sparagna, Sergio Staino, Vincino, Gianni Canova, Roberto Perini, Jose Muñoz, Emi Fontana, Marcello Jori, Luigi Damiani, Sandro Matarazzo, Antonio Veneziani, Benka Macrobio. Personaggi che raccontano una verità di parte, la loro, scomoda ma terribilmente necessaria in questi anni di rimozione.

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Sabato 1 ottobre 2016 – @ Xm24 – Dieci anni di Mutuo Soccorso

Bologna  — Sabato 1 ottobre 2016  — @ Xm24, via Fioravanti 24 — Bolognina

DIECI ANNI DI MUTUO SOCCORSO

ore 16 Stop al panico!
incontro con avvocat* impegnat* a difendere chi è attiv* nelle lotte sociali

ore 20 cena di autofinanziamento

ore 21 Two Hicks One Cityman
live soul tra soul e space rock

ore 22 Cassonetto Crew
disco-trash-revival

2006-2016. L’associazione di mutuo soccorso per il diritto di espressione giunge quest’anno al suo decennale e per l’occasione invita tutte e tutti ad una giornata di confronto, dibattito e festa. L’associazione di mutuo soccorso, come da atto costitutivo, “si propone di contrastare i soprusi e le prevaricazioni del sistema giuridico-militare diretto alla repressione dei reati sociali nell’ambito di manifestazioni, picchetti, presidi, scioperi spontanei, occupazioni, volantinaggi, affissioni di manifesti, stampa, diffusione di idee…”. In adesione a questi principi nel corso degli anni abbiamo cercato di dare, nei limiti delle nostre possibilità, la massima solidarietà morale e materiale a chi è stat@ perseguitat@ dai numerosi procedimenti penali, fogli di via e misure cautelari piovuti a Bologna e in provincia.

L’associazione ha svolto – programmaticamente – attività solidale territoriale, nonché altre attività che hanno lo stesso fine sia a livello locale che nazionale o internazionale. Non ci sfugge la necessità di un coordinamento più ampio che abbiamo – in tutti i modi – sollecitato e favorito. Contemporaneamente pensiamo che le sovrastrutture non servano se non nascono dalle necessità e della volontà di base.

Abbiamo fatto pervenire – nel limite delle nostre possibilità – un sostegno solidale ad alcune/i compagne/i colpite dalla repressione per i reati di devastazione e saccheggio a seguito dei fatti di Genova del 2001 e della lotta No-TAV. Perchè lì c’eravamo tutte/i e la loro lotta è la nostra lotta.

Il contesto in cui cade questo decennale indica, tuttavia, che non vi è nulla da festeggiare. Era già noto come Bologna fosse a tutti gli effetti un laboratorio della repressione utilizzata per prevenire i conflitti sociali. Basti pensare ad esempio all’incredibile somma di 3.500 denunce promosse dalla questura a carico di attiviste e attivisti nel solo recente periodo compreso tra il 2009 e il 2013. Processi spesso del tutto inconsistenti e quasi sempre caduti in un nulla di fatto, certo, ma tuttavia promossi in un’ottica consapevolmente “preventiva”: cioè deliberatamente mirati a fungere come deterrente dal compiere ulteriori attività sociali di tipo conflittuale. Un accanimento giudiziario che va sommato ad un atteggiamento costantemente persecutorio e violento inscenato da parte della Digos e dalle forze di polizia in divisa, soprattutto verso i più giovani che si affacciano per le prime volte ai movimenti.

Ma è nell’ultimo anno che anche i numeri raccontano una realtà che, se osservata da lontano, potrebbe far pensare all’esistenza di una vera e propria guerra civile. In soli dodici mesi sono state elargite 500 denunce a carico di attivist* per attività sociali di ogni genere, 25 misure cautelari di natura quasi sempre custodiale, addirittura 19 sgomberi di immobili occupati. Tanto per capirci, molte più denunce di quanto non sia avvenuto per reati come lo spaccio di stupefacenti o per diversi reati contro il patrimonio; molte più energie umane ed economiche di quante non ne siano state impiegate nella lotta alla mafia o alla corruzione. E, soprattutto, un aumento sconsiderato della militarizzazione e dell’uso della violenza da parte delle forze dell’ordine, nelle piazze così come durante i numerosissimi sgomberi: le pubbliche manifestazioni, ormai, sono di fatto regolarmente ostaggio di una surreale strategia della tensione voluta e attuata dalla questura.

Tale eccezionale dispiego di forze nel tentativo di contenere ogni manifestazione di dissenso rappresenta ovviamente un enorme costo a carico della collettività, in termini sia economici che sociali. Quando si parla di fondi per la sicurezza, a Bologna, bisogna sapere che grossa parte di quei fondi già oggi è spesa per il contrasto del “movimento antagonista”. Un costo molto salato che, evidentemente, rappresenta l’ultimo e unico argine che la governance cittadina ha da opporre ad un crescente malessere sociale.
Il tentativo di soffocare sotto la ben nota retorica della legalità qualsiasi fenomeno di conflittualità sociale rappresenta una faccia della stessa medaglia. Man mano che perde credibilità e appeal, come ci dimostrano anche i dati delle ultime elezioni, la politica di palazzo si trincera nelle sue stanze allontanandosi sempre più dai problemi reali delle persone. Diventa così una questione di sopravvivenza cercare di erodere ogni spazio di agibilità politica a chi sceglie di non rassegnarsi al degrado sociale che le politiche dei Merola di turno irrimediabilmente continuano a generare.
Di tutto questo intendiamo parlare nel pomeriggio di sabato 1° ottobre, dalle ore 16:00, presso l’xm 24, invitandovi a partecipare quanto più numerose/i possibile.

https://mutuosoccorso.noblogs.org/

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Lunedì 26 settembre 20 (mangiati!) – Assemblea di inizio stagione al Circolo

assemblea1Il caos attuale prodotto dai governi e dal capitalismo sta portando l’umanità al cannibalismo sociale.

A ciò è necessario rispondere abbattendo lo stato ed il capitale.

Sembra retorica, ma il postulato anarchico continua ad essere di urgente attualità.

L’assemblea del circolo anarchico “Camillo Berneri” di Bologna continua a sostenere il bisogno non più rimandabile di un movimento rivoluzionario che dia una nuova speranza all’umanità tutta.

Compagne e compagni danno seguito a quest’istanza diffondendo (nel limite delle loro risorse) la pratica e la teoria dell’autogestione, organizzando la lotta quotidiana e la solidarietà, pur nella difficoltà di agire in un mondo dove le alternative vengono costantemente nascoste o represse.

Tante altre e altri compagne/i anarchiche/i e libertari/e, a Bologna, sviluppano iniziative analoghe sul territorio, partecipando anche a molte delle attività che si svolgono all’interno dei locali di Porta Santo Stefano.

Sentiamo il bisogno, come compagne e compagni dell’assemblea, di costruire un discorso più complessivo, che dia forza e sostanza al nostro agire quotidiano e per questo invitiamo tutte e tutti, le anarchiche/i, le libertarie/i ad un’assemblea di “inizio stagione”.

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23-24-25 settembre 2016 CorAzone. Internazionale di Canto Sociale 2016

L’Hard Coro De’ Marchi, La Scuola Popolare di Musica Ivan Illich in collaborazione con Ass. Primo Moroni e Circolo Anarchico Berneri presentano

CorAzone. Internazionale di Canto Sociale 2016

IX edizione

23-24-25 settembre 2016

Spagna 1936 – tra storia e utopia

VENERDÌ 23 SETTEMBRE c/o la cascina e il parco della SPM Ivan Illich, via Giuriolo 7, Bologna

h. 18

Canciones de amor y de guerra en España (1936-1976)

incontro con Fidel Moreno Ojeda (giornalista e musicista- Madrid)

h 21

El poeta es un árbol

Omenaje flamenco a Federico Garcìa Lorca a ottant’anni dal suo assassinio

Jose SalgueiroCante

Alberto Capelli– Chitarra Flamenca

SABATO 24 SETTEMBRE c/o Circolo Berneri, Cassero di Porta S. Stefano.

Dalle ore 12- Pranzo Sociale Prêt-à-Magnér

h 15- Incontro pubblico:

Dalle strade di Berlino alle barricate di Barcellona. Storie di lotte senza confini 1936-1939 con David Bernardini (Centro studi libertari/Archivio Pinelli, Milano)

– Inaugurazione/presentazione delle mostre “Manifesti della Rivoluzione Spagnola” e “Barcellona bombardata”

Dalle ore 18- c/o il parco e la cascina della SPM Ivan Illich, via Giuriolo 7

SI CANTARA EL GALLO ROJO… Grande festa conviviale con i cori:

Desacord – Barcellona; Coro R’esistente dei bambini- Bologna; I giorni cantati di Calvatone e Piadena; Incordis – Manresa, BCN; I Malfattori – Parma; Coro di Micene – Milano; I violenti piovaschi – Carpi; Le vie del canto – Genova; Si bémol et 14 demis – Parigi; Strawberry thieves – Londra; Voci arcutinate -Trieste; Hard Coro de’ Marchi – Bologna

DOMENICA 25 c/o La Casona, Ponticelli di Malalbergo

h 15- Merenda sociale, dolce e salata

A seguire Liscio express: la più breve gara di ballo e Resistenza mai vista!

Con l’orchestra tascabile “La Gradisca” e l’implacabile giuria delle Mondine di Bentivoglio, con un angolo guardaroba a disposizione dei ballerini più “impresentabili”…

Questa edizione del festival è dedicata alla memoria di Buenaventura Durruti, sindacalista, rivoluzionario, anarchico che non vide mai la fine della guerra né le guerre a venire (Leòn 1896-Madrid 1936)

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29 luglio – Cena per Gaetano Bresci e per l’anarchia!

Non ho ucciso Umberto, ho ucciso un re, ho ucciso un principio! Gaetano Bresci

bresci

Cena del 29 luglio ore 20.30

Prenotazione richiesta 3357277140

Offerta libera e sostenitrice!

 

Per ricordare insieme lo straordinario ed indimenticato gesto dell’anarchico Gaetano Bresci vi invitiamo alla cena che si terrà al Circolo Anarchico Camillo Berneri ovviamente il 29 luglio!

Per mangiare, bere, gestire insieme uno spazio, cantare, sognare e organizzare le nostre rabbie e i nostri desideri.

 

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Martedì 14 giugno ore 17 all’Archiginnasio – Diavoli neri. L’insurrezione di Bologna del 1874

«Non più parole. Il primo dovere dello schiavo è quello d’insorgere, il primo dovere del soldato è quello di disertare». Questo si legge nell’appello del Comitato italiano per la rivoluzione sociale a tutti i proletari italiani dell’agosto 1874. È il segnale dell’insurrezione: l’8 agosto, nell’anniversario della cacciata degli austriaci nel 1848, si muovono verso Bologna colonne di uomini armati, mentre Bakunin e i suoi sono pronti a innalzare le barricate nelle vie del centro cittadino. Proprio da Bologna deve partire la scintilla in grado incendiare l’Italia, fino in Sicilia.

Gli insorti vogliono la rivoluzione sociale: la fine dello sfruttamento capitalista, l’abolizione dell’autorità statale, in una parola l’anarchia: una società in cui gli uomini e le donne possano vivere in armonia, senza più coercizione né asservimento, sperimentando forme di cooperazione libera e orizzontale.

La forza pubblica interviene in tempo, sventa il tentativo d’insurrezione, arresta decine di militanti.

Una mostra all’Archiginnasio ripercorre questi eventi. Invitiamo compagne-i e interessate-i a una visita collettiva martedì 14 giugno in compagnia dei curatori. Dalle 17 (puntuali) alle 18 al primo piano dell’Archiginnasio. “Borghesi fate largo alla canaglia!!”

Circolo Anarchico C. Berneri, Bologna

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14 giugno: manifestazione contro jobs act/loi travail

Contro il jobs act e il suo mondo!
Contre le loi travail et son monde!

Il 14 giugno in Francia compagn*, sindacati, collettivi e soggettività in lotta hanno indetto una nuova giornata di mobilitazione generale contro il governo, la Loi Travail e il mondo in cui questa legge nasce: quello dello sfruttamento capitalista.
La Loi Travail è la famigerata riforma del lavoro che introduce maggiore precarietà per i e le lavoratrici, concede una maggiore importanza ai contratti aziendali rispetto a quelli nazionali e facilita i licenziamenti.
Ricorda niente? Esatto, viene da pensare al recente Jobs Act, introdotto dal governo ultraliberista del Partito Democratico e accettato nel silenzio dai sindacati confederali e delle opposizioni parlamentari.
Ma a voler ben vedere possiamo richiamare le riforme del lavoro degli ultimi 30 anni… e tutte le leggi che nei vari paesi europei governi più o meno “di sinistra” stanno imponendo, con altissimi costi per la vita di chi lavora, è precari* o disoccupat*.
Già da diversi mesi in tutte le città francesi enormi mobilitazioni che coinvolgono licei, università, aziende e industrie danno concretezza ad un deciso rifiuto della vita che i padroni vogliono imporre. Un rifiuto della vita che viene giustificato con le solite e noiose invocazioni di rigore, sacrificio e calma, ma non solo. Il governo e i media dell’austerità di sinistra infatti sventolano lo spauracchio dell’utilissimo Front National come scusa per giustificare ogni attentato alla vita e alla felicità dei ceti subalterni. “O accettate quanto vi vogliamo imporre o date forza al fascismo!” dicono i fascisti democratici.
Ciò nonostante blocchi, scioperi, sabotaggi e picchetti si propagano a macchia d’olio per tutta la Francia e si sperimentano forme di mutuo aiuto e solidarietà come la caisse de grève (una cassa di sostegno per chi sciopera, per chi è colpito dalla repressione statale e per poter garantire assistenza medica durante le manifestazioni), imponendo al governo una reazione che, come da copione, è fatta solo di manganelli, proiettili di gomma e flashbang su chi si ribella; anche in Belgio forti mobilitazioni e scontri stanno caratterizzando la discussione parlamentare di nuove leggi che riguardano pensioni, orari di lavoro e “flessibilità”.
E l’Italia? Il fatto che il Jobs Act sia già passato non vuol dire che dobbiamo accettare quanto il governo vorrebbe.
Anzitutto la carta è solo carta, e tutto quanto fatto da un governo lo si può disfare con la lotta.
Già alle nuove generazioni tocca una vita di precarietà infinita, fatta di insicurezza, ricattabilità e senza la possibilità di programmarsi il proprio futuro. Sappiamo inoltre che non c’è mai limite al peggio. Per ora, ad esempio, il Jobs Act colpisce “solamente” i nuovi contratti di lavoro, ma qualche bocca larga del PD (come il caro “compagno” Pietro Ichino) ha già detto che questo cambierà in un secondo momento e se non è già stato fatto è solo per evitare rivolte sociali…
Caro Ichino, le rivolte sociali te le diamo quando pare a noi. Ed ORA è un bellissimo momento.
Non ci arrenderemo mai all’idea che prevalga il “loro” modello di società, fatto di paura, disprezzo del debole e dell’emarginato, xenofobia e sciovinismo, egoismo e arrampicata sociale. Per questo dobbiamo continuare a sostenere la r-esistenza di chi pratica forme di condivisione e solidarietà, proponendo valide alternative per uscire dalla crisi senza lasciare nessun* indietro. Per questo dobbiamo riprendere la lotta!

In occasione della giornata di mobilitazione in Francia del 14 giugno diamo quindi il segnale che anche noi rigettiamo il mondo di merda della Loi Travail e del Jobs Act, riempiamo le strade della città della sinistra austerità Meroliana. Austerità che siamo sicuri rimarrà intoccata chiunque dovesse vincere le prossime ridicole elezioni comunali.

Appuntamento il 14 giugno, alle 19, al mercato di Campi Aperti in via Paolo Fabbri, 112

Comitato Sciopero – Blocco – Sabotaggio

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7 giugno: assemblea verso la mobilitazione del 14 contro Jobs Act e Loi Travail

Contro il jobs act e il suo mondo!
Contre le loi travail et son monde!

Il 14 giugno in Francia compagn*, sindacati, collettivi e soggettività in lotta hanno indetto una nuova giornata di mobilitazione generale contro il governo, la Loi Travail e il mondo in cui questa legge nasce: quello dello sfruttamento capitalista.
La Loi Travail è la famigerata riforma del lavoro che introduce maggiore precarietà per i e le lavoratrici, concede una maggiore importanza ai contratti aziendali rispetto a quelli nazionali e facilita i licenziamenti.
Ricorda niente? Esatto, viene da pensare al recente Jobs Act, introdotto dal governo ultraliberista del Partito Democratico e accettato nel silenzio dai sindacati confederali e delle opposizioni parlamentari.
Ma a voler ben vedere possiamo richiamare le riforme del lavoro degli ultimi 30 anni… e tutte le leggi che nei vari paesi europei governi più o meno “di sinistra” stanno imponendo, con altissimi costi per la vita di chi lavora, è precari* o disoccupat*.
Già da diversi mesi in tutte le città francesi enormi mobilitazioni che coinvolgono licei, università, aziende e industrie danno concretezza ad un deciso rifiuto della vita che i padroni vogliono imporre. Una scelta che viene giustificata con le solite e noiose invocazioni di rigore, sacrificio e calma, ma non solo. Il governo e i media dell’austerità di sinistra infatti sventolano lo spauracchio dell’utilissimo Front National come scusa per giustificare ogni attentato alla vita e alla felicità dei ceti subalterni. “O accettate quanto vi vogliamo imporre o date forza al fascismo!” dicono i fascisti democratici.

E mentre blocchi, scioperi, sabotaggi e picchetti si propagano a macchia d’olio per tutta la Francia, imponendo al governo una reazione che, come da copione, è fatta solo di manganelli, proiettili di gomma e flashbang su chi si ribella; anche in Belgio forti mobilitazioni e scontri stanno caratterizzando la discussione parlamentare di nuove leggi che riguardano pensioni, orari di lavoro e “flessibilità”.

E l’Italia? Il fatto che il Jobs Act sia già passato non vuol dire che dobbiamo accettare quanto il governo vorrebbe.
Anzitutto la carta è solo carta, e tutto quanto fatto da un governo lo si può disfare con la lotta.
Sappiamo inoltre che non c’è mai limite al peggio. Per ora, ad esempio, il Jobs Act colpisce “solamente” i nuovi contratti di lavoro, ma qualche bocca larga del PD (come il caro “compagno” Pietro Ichino) ha già detto che questo cambierà in un secondo momento e se non è già stato fatto è solo per evitare rivolte sociali…
Caro Ichino, le rivolte sociali te le diamo quando pare a noi. Ed ORA è un bellissimo momento.

Pensiamo quindi che in occasione della giornata di mobilitazione in Francia del 14 giugno dobbiamo dare il segnale che anche noi rigettiamo il mondo di merda della Loi Travail e del Jobs Act, e diamo appuntamento per iniziare a riprenderci le strade della città della sinistra austerità Meroliana. Austerità che siamo sicuri rimarrà intoccata chiunque dovesse vincere le prossime ridicole elezioni comunali.

Organizziamo insieme la mobilitazione il 7 giugno con un’assemblea pubblica alle 20 presso Il Circolo anarchico “C. Berneri”, piazza di Porta Santo Stefano, 1, Bologna

Comitato Sciopero – Blocco – Sabotaggio

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Elezioni comunali 2016

Non votare – Autogestione

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