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29 luglio – Cena per Gaetano Bresci e per l’anarchia!

Non ho ucciso Umberto, ho ucciso un re, ho ucciso un principio! Gaetano Bresci

bresci

Cena del 29 luglio ore 20.30

Prenotazione richiesta 3357277140

Offerta libera e sostenitrice!

 

Per ricordare insieme lo straordinario ed indimenticato gesto dell’anarchico Gaetano Bresci vi invitiamo alla cena che si terrà al Circolo Anarchico Camillo Berneri ovviamente il 29 luglio!

Per mangiare, bere, gestire insieme uno spazio, cantare, sognare e organizzare le nostre rabbie e i nostri desideri.

 

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Martedì 14 giugno ore 17 all’Archiginnasio – Diavoli neri. L’insurrezione di Bologna del 1874

«Non più parole. Il primo dovere dello schiavo è quello d’insorgere, il primo dovere del soldato è quello di disertare». Questo si legge nell’appello del Comitato italiano per la rivoluzione sociale a tutti i proletari italiani dell’agosto 1874. È il segnale dell’insurrezione: l’8 agosto, nell’anniversario della cacciata degli austriaci nel 1848, si muovono verso Bologna colonne di uomini armati, mentre Bakunin e i suoi sono pronti a innalzare le barricate nelle vie del centro cittadino. Proprio da Bologna deve partire la scintilla in grado incendiare l’Italia, fino in Sicilia.

Gli insorti vogliono la rivoluzione sociale: la fine dello sfruttamento capitalista, l’abolizione dell’autorità statale, in una parola l’anarchia: una società in cui gli uomini e le donne possano vivere in armonia, senza più coercizione né asservimento, sperimentando forme di cooperazione libera e orizzontale.

La forza pubblica interviene in tempo, sventa il tentativo d’insurrezione, arresta decine di militanti.

Una mostra all’Archiginnasio ripercorre questi eventi. Invitiamo compagne-i e interessate-i a una visita collettiva martedì 14 giugno in compagnia dei curatori. Dalle 17 (puntuali) alle 18 al primo piano dell’Archiginnasio. “Borghesi fate largo alla canaglia!!”

Circolo Anarchico C. Berneri, Bologna

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14 giugno: manifestazione contro jobs act/loi travail

Contro il jobs act e il suo mondo!
Contre le loi travail et son monde!

Il 14 giugno in Francia compagn*, sindacati, collettivi e soggettività in lotta hanno indetto una nuova giornata di mobilitazione generale contro il governo, la Loi Travail e il mondo in cui questa legge nasce: quello dello sfruttamento capitalista.
La Loi Travail è la famigerata riforma del lavoro che introduce maggiore precarietà per i e le lavoratrici, concede una maggiore importanza ai contratti aziendali rispetto a quelli nazionali e facilita i licenziamenti.
Ricorda niente? Esatto, viene da pensare al recente Jobs Act, introdotto dal governo ultraliberista del Partito Democratico e accettato nel silenzio dai sindacati confederali e delle opposizioni parlamentari.
Ma a voler ben vedere possiamo richiamare le riforme del lavoro degli ultimi 30 anni… e tutte le leggi che nei vari paesi europei governi più o meno “di sinistra” stanno imponendo, con altissimi costi per la vita di chi lavora, è precari* o disoccupat*.
Già da diversi mesi in tutte le città francesi enormi mobilitazioni che coinvolgono licei, università, aziende e industrie danno concretezza ad un deciso rifiuto della vita che i padroni vogliono imporre. Un rifiuto della vita che viene giustificato con le solite e noiose invocazioni di rigore, sacrificio e calma, ma non solo. Il governo e i media dell’austerità di sinistra infatti sventolano lo spauracchio dell’utilissimo Front National come scusa per giustificare ogni attentato alla vita e alla felicità dei ceti subalterni. “O accettate quanto vi vogliamo imporre o date forza al fascismo!” dicono i fascisti democratici.
Ciò nonostante blocchi, scioperi, sabotaggi e picchetti si propagano a macchia d’olio per tutta la Francia e si sperimentano forme di mutuo aiuto e solidarietà come la caisse de grève (una cassa di sostegno per chi sciopera, per chi è colpito dalla repressione statale e per poter garantire assistenza medica durante le manifestazioni), imponendo al governo una reazione che, come da copione, è fatta solo di manganelli, proiettili di gomma e flashbang su chi si ribella; anche in Belgio forti mobilitazioni e scontri stanno caratterizzando la discussione parlamentare di nuove leggi che riguardano pensioni, orari di lavoro e “flessibilità”.
E l’Italia? Il fatto che il Jobs Act sia già passato non vuol dire che dobbiamo accettare quanto il governo vorrebbe.
Anzitutto la carta è solo carta, e tutto quanto fatto da un governo lo si può disfare con la lotta.
Già alle nuove generazioni tocca una vita di precarietà infinita, fatta di insicurezza, ricattabilità e senza la possibilità di programmarsi il proprio futuro. Sappiamo inoltre che non c’è mai limite al peggio. Per ora, ad esempio, il Jobs Act colpisce “solamente” i nuovi contratti di lavoro, ma qualche bocca larga del PD (come il caro “compagno” Pietro Ichino) ha già detto che questo cambierà in un secondo momento e se non è già stato fatto è solo per evitare rivolte sociali…
Caro Ichino, le rivolte sociali te le diamo quando pare a noi. Ed ORA è un bellissimo momento.
Non ci arrenderemo mai all’idea che prevalga il “loro” modello di società, fatto di paura, disprezzo del debole e dell’emarginato, xenofobia e sciovinismo, egoismo e arrampicata sociale. Per questo dobbiamo continuare a sostenere la r-esistenza di chi pratica forme di condivisione e solidarietà, proponendo valide alternative per uscire dalla crisi senza lasciare nessun* indietro. Per questo dobbiamo riprendere la lotta!

In occasione della giornata di mobilitazione in Francia del 14 giugno diamo quindi il segnale che anche noi rigettiamo il mondo di merda della Loi Travail e del Jobs Act, riempiamo le strade della città della sinistra austerità Meroliana. Austerità che siamo sicuri rimarrà intoccata chiunque dovesse vincere le prossime ridicole elezioni comunali.

Appuntamento il 14 giugno, alle 19, al mercato di Campi Aperti in via Paolo Fabbri, 112

Comitato Sciopero – Blocco – Sabotaggio

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7 giugno: assemblea verso la mobilitazione del 14 contro Jobs Act e Loi Travail

Contro il jobs act e il suo mondo!
Contre le loi travail et son monde!

Il 14 giugno in Francia compagn*, sindacati, collettivi e soggettività in lotta hanno indetto una nuova giornata di mobilitazione generale contro il governo, la Loi Travail e il mondo in cui questa legge nasce: quello dello sfruttamento capitalista.
La Loi Travail è la famigerata riforma del lavoro che introduce maggiore precarietà per i e le lavoratrici, concede una maggiore importanza ai contratti aziendali rispetto a quelli nazionali e facilita i licenziamenti.
Ricorda niente? Esatto, viene da pensare al recente Jobs Act, introdotto dal governo ultraliberista del Partito Democratico e accettato nel silenzio dai sindacati confederali e delle opposizioni parlamentari.
Ma a voler ben vedere possiamo richiamare le riforme del lavoro degli ultimi 30 anni… e tutte le leggi che nei vari paesi europei governi più o meno “di sinistra” stanno imponendo, con altissimi costi per la vita di chi lavora, è precari* o disoccupat*.
Già da diversi mesi in tutte le città francesi enormi mobilitazioni che coinvolgono licei, università, aziende e industrie danno concretezza ad un deciso rifiuto della vita che i padroni vogliono imporre. Una scelta che viene giustificata con le solite e noiose invocazioni di rigore, sacrificio e calma, ma non solo. Il governo e i media dell’austerità di sinistra infatti sventolano lo spauracchio dell’utilissimo Front National come scusa per giustificare ogni attentato alla vita e alla felicità dei ceti subalterni. “O accettate quanto vi vogliamo imporre o date forza al fascismo!” dicono i fascisti democratici.

E mentre blocchi, scioperi, sabotaggi e picchetti si propagano a macchia d’olio per tutta la Francia, imponendo al governo una reazione che, come da copione, è fatta solo di manganelli, proiettili di gomma e flashbang su chi si ribella; anche in Belgio forti mobilitazioni e scontri stanno caratterizzando la discussione parlamentare di nuove leggi che riguardano pensioni, orari di lavoro e “flessibilità”.

E l’Italia? Il fatto che il Jobs Act sia già passato non vuol dire che dobbiamo accettare quanto il governo vorrebbe.
Anzitutto la carta è solo carta, e tutto quanto fatto da un governo lo si può disfare con la lotta.
Sappiamo inoltre che non c’è mai limite al peggio. Per ora, ad esempio, il Jobs Act colpisce “solamente” i nuovi contratti di lavoro, ma qualche bocca larga del PD (come il caro “compagno” Pietro Ichino) ha già detto che questo cambierà in un secondo momento e se non è già stato fatto è solo per evitare rivolte sociali…
Caro Ichino, le rivolte sociali te le diamo quando pare a noi. Ed ORA è un bellissimo momento.

Pensiamo quindi che in occasione della giornata di mobilitazione in Francia del 14 giugno dobbiamo dare il segnale che anche noi rigettiamo il mondo di merda della Loi Travail e del Jobs Act, e diamo appuntamento per iniziare a riprenderci le strade della città della sinistra austerità Meroliana. Austerità che siamo sicuri rimarrà intoccata chiunque dovesse vincere le prossime ridicole elezioni comunali.

Organizziamo insieme la mobilitazione il 7 giugno con un’assemblea pubblica alle 20 presso Il Circolo anarchico “C. Berneri”, piazza di Porta Santo Stefano, 1, Bologna

Comitato Sciopero – Blocco – Sabotaggio

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Elezioni comunali 2016

Non votare – Autogestione

elezioni comunali 2016

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2 giugno 2016 – pietà l’è morta!

Ancora una volta Bologna è eletta a squallido palcoscenico per il ridicolo teatrino messo in atto dal razzista Matteo Salvini e dal suo codazzo di imbelli seguaci.
Sappiamo bene che quella di un comizio della Lega Nord in piazza Verdi il 2 giugno è una provocazione più che evidente, ciò non di meno riteniamo che non sia ammissibile che chi propaga razzismo e odio sociale come fiele abbia diritto di parola nella nostra città.
Sappiamo bene che Salvini col suo tracotante odio nei confronti di chi è diverso da lui è un ingranaggio funzionale a questo sistema di governance neo-liberale fatto di privatizzazioni selvagge, dissoluzione dei diritti dei lavoratori e del costante aumento delle diseguaglianze sociali: il suo scopo è scatenare una guerra fra poveri.
È infatti evidente come la costante presenza nei mass-media di questo bilioso figuro anestetizzi la rabbia sociale incanalandola in un rancoroso odio per il diverso. Riducendo e banalizzando ogni complessa questione sociale ed economica egli rappresenta quest’epoca di dilagante impoverimento culturale, sociale ed economico.
Invitiamo tutti e tutte coloro che vogliono dire basta e rompere la coltre di apatia soffocante nella quale siamo costretti a scendere per le strade di Bologna.
Il 2 giugno saremo in piazza Verdi non solo contro il razzismo e la prevaricazione leghista ma contro la devastazione sociale frutto delle politiche neo-liberiste dei vari governi che si sono succeduti in questi anni.
È tempo di sovvertire lo stato di cose esistente mettendo in campo ciò che quotidianamente pratichiamo: l’autogestione e la solidarietà.

Nelle fogne può dir ciò che vuole, ma a Bologna non deve parlar!
Fiducia nello Stato non ne abbiamo, l’antifascismo è nostro e non lo deleghiamo!
Per un mondo di liber* ed eguali, per l’anarchia!

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Lunedì 30 maggio alle 18 – Grève, blocage, sabotage

La Francia da più di due mesi è scossa da cortei selvaggi, scioperi e blocchi delle fabbriche e dei nodi di comunicazione. La causa immediata è la Loi Travail, la legge sul lavoro portatrice di precarizzazione e attacchi ai diritti dei lavoratori, ma le ragioni della protesta vanno cercate anche nell’estrema militarizzazione seguita agli attentati del 13 novembre e alla dichiarazione dello stato d’emergenza.
Tante le rivendicazioni di studenti, precari, lavoratori e movimenti che ora non chiedono solo il ritiro della legge ma vogliono colpire direttamente il sistema che l’ha ideata.
Troviamoci per infomarci e parlare assieme delle ragioni e dei tempi di queste mobilitazioni. Al dibattito parteciperanno compagni di ritorno da Parigi e in collegamento compagni lettori del Comitato Invisibile attivi nelle lotte.

Lunedì 30 maggio alle 18
Assemblea-dibattito al Circolo Anarchico Camillo Berneri, Piazza di Porta S. Stefano 1, Bologna
circoloberneri.indivia.net

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Venerdì 10 giugno 2016 (ore 19) – Incontro presentazione con MAG6

Stiamo attraversando un’epoca di forti cambiamenti. Molti di questi voglio-no spingerci a “mercificare” ogni cosa, a metterci in una situazione di crescente bisogno e dipendenza, a toglierci la possibilità di costruire la vita che veramente vogliamo vivere. Mag6 Cooperativa di Mutua Autogestione di Reggio Emilia da 27 anni è stata capace, attraverso l’approccio critico e creativo allo strumento finanziario, di produrre pratiche concrete capaci di cambiare la vita delle persone promuovendo economie differenti, concependo il denaro come bene comune, creando sempre maggiori spazi di cooperazione, autogestione, libertà, convivialità. Mag6 sta portando avanti un progetto per fare “Finanziamenti a tasso zero!”. Nella società del profitto, un’ipotesi simile sarebbe una contraddizione in termini, ma non è una utopia impossibile. Lo prova il fatto che, attraverso la raccolta di liberi contributi da parte dei soci, Mag6 ha già potuto abbassare il tasso di interesse sui prestiti dall’8,5% al 7,9% (dato del 2014), oltre che a gestire le difficoltà delle realtà finanziate. Ma per riuscire ad arrivare al tasso 0, è necessario uno sforzo da parte di tutt@ i soc@ per immaginare con Mag6 potrebbe sostenersi economicamente, per pagare gli stipendi e le spese, senza dover ricorrere agli interessi sui prestiti.
Questa serata è rivolta a tutt@ soc@ e a tutte le persone che desiderano diventarlo anche per realizzare questo sogno!

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Mercoledì 25 Maggio (ore 19) presentazione del libro “Flavio Costantini l’anarchia, molto cordialmente”

ore 19 aperitivo libertario e presentazione del libro con l’autore Roberto Farina

Negli ultimi cinquant’anni le immagini dei quadri di Flavio Costantini hanno accompagnato l’immaginario storico degli anarchici italiani: la cattura di Ravachol, la fucilazione di Ferrer, Gaetano Bresci, la Banda Bonnot. Erano illustrazioni e copertine di libri e riviste, manifesti appesi ai muri. Immagini di millimetrica aderenza ai fatti e ai luoghi, con i volti precisi tratti dalle fotografie d’epoca e le scena caratterizzate da una composizione accurata e complessa, ricca di particolari e richiami. Quadri che trasudano partecipazione e orgoglio. È merito del libro di Roberto Farina se queste immagini si possono finalmente legare all’autore che le ha create, alle sue idee e ai suoi desideri, alle sue fragilità e alla sua forza. Pittore dalla formazione autodidatta ed estraneo al mondo ufficiale dell’arte, Flavio Costantini portò i suoi quadri di anarchici nelle più importanti gallerie e luoghi espositivi europei, dove erano stati esposti Fontana, Picasso, Mirò… L’anarchia, molto cordialmente non è però il classico catalogo d’arte con studi scientifici e accademici o una biografia fredda e distaccata. È la trascrizione affettuosa e coinvolgente di un’amicizia durata 10 anni, nella quale Costantini racconta all’autore le tappe della sua vita e la genesi delle sue opere, arricchite con accurate note storiche da Farina. Un ricco apparato illustrativo in gran parte a colori permette di apprezzare la sua produzione.

 

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La Resistenza continua!

Sabato 30 aprile per denunciare pubblicamente il tentativo di aprire una palestra in via Mattei da parte dei neofascisti: “Non staremo a guardare”. Appuntamento in piazza il 2 agosto: “La resistenza continua”!

Lunedì 25 aprile 2016 un bel corteo ha attraversato la città da piazza dell’Unità a piazza S. Rocco.

Chi c’era ha sicuramente colto il senso e la portata del corteo. Più di mille antifascisti si sono incamminati per via Matteotti facendo una prima tappa davanti alla stazione ferroviaria. Qui è stata ribadita l’unica verità possibile sulla strage del 2 agosto 1980 (85 morti e 200 feriti): la mano è fascista, il mandante è lo stato. È stata quindi data voce ai migranti e no borders che hanno rivendicato la libertà di movimento per tutte e tutti contro i confini, i muri e il filo spinato, denunciando lo sfruttamento delle risorse dell’occidente e le guerre neocoloniali che sono alla base delle migrazioni.

Non ci stupisce che alcuni quotidiani locali non abbiano dato pressoché alcuna copertura mediatica a questa iniziativa nata e cresciuta dal basso e in senso anti-istituzionale, accennando più che altro a blocchi del traffico e preferendo intervistare sul senso del 25 aprile la candidata sindaco leghista Lucia Borgonzoni o contare quanti bicchieri di plastica si fossero accumulati vicino ai cassonetti adiacenti via del Pratello.

La manifestazione è poi ripartita risalendo via Indipendenza accolta da applausi e incoraggiamenti: in molti si sono uniti e la partecipazione nella tarda mattinata è stata davvero importante. Hanno preso parola tutti gli spezzoni presenti a indicare come l’antifascismo, la resistenza e la liberazione vivano nelle lotte di oggi: gruppi femministi e queer, occupanti di case, attivisti delle palestre e dello sport popolare, skins e punks, lavoratori e sindacalisti di base, migranti e antirazzisti, cucinieri ribelli (che hanno pubblicizzato il festival delle cucine popolari autogestite del 7-8 maggio), precari e studenti medi e universitari.

In Piazza Maggiore un cordone di polizia e carabinieri in assetto antisommossa si copriva di ridicolo difendendo (da chi e da cosa non si sa) il sacrario dei partigiani dove in mattinata si erano tenute le commemorazioni ufficiali. È parso chiaro a tutti i presenti che gli eredi dei partigiani sono gli antifascisti di oggi, capaci a 71 anni di distanza di dare nuovo significato alla lotta di liberazione: una liberazione dalle leggi razziste e dai confini statali, dallo sfruttamento fatto di stage e di precarietà, dall’omofobia e dal sessismo, dalla mancanza di alloggi, dallo smantellamento progressivo di tutti i servizi essenziali, dal saccheggio di ricchezza pubblica attraverso “le grandi opere” e la corruzione eretta a sistema, dagli intrighi mafiosi delle politica di palazzo e della farsa delle elezioni, dall’autoritarismo di un potere che manganella, denuncia e rinchiude chi dà voce alle lotte sociali.

Il corteo ha infine attraversato via Ugo Bassi e via del Pratello, dove gli organizzatori hanno preso la parola dal palco ribadendo la necessità di un antifascismo plurale e unitario che metta in rete le diverse e necessarie pratiche di conflitto e autogestione oggi presenti in città. Due compagne femministe, intervenendo dal palco, hanno denunciato la discriminazione economica e sociale che le donne si vivono oggi in Italia, e la repressione e le torture del generale Al Sisi contro i movimenti sociali egiziani, condotte con armi e mezzi in gran parte di fabbricazione italiana.

È stata quindi ricordata la prossima iniziativa di sabato 30 aprile per denunciare pubblicamente il tentativo di aprire una palestra in via Mattei da parte dei neofascisti: “Non staremo a guardare”. In ultimo è stato dato appuntamento in piazza il 2 agosto: “La resistenza continua”!

Nodo sociale antifascista // Bologna