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Lunedì 12 febbraio ore 20 – Autoproduzioni resistenti

Sul “mangiar bene” in questi anni ne abbiamo sentite un po’ di tutti i colori. Era il 2015 quando i “buoni” del cibo – Slow Food in testa – si inventarono quel buffo cartellone di “Expo dei popoli” per non lasciarsi scappare il grande affare milanese senza perdere la faccia, accostandosi ai “cattivi” dell’industria del cibo (come Mac Donald’s per esempio). 
Dietro a questa apparente divisione si mascherava invece la sostanziale continuità tra i progetti di industriali produttori di alimenti standardizzati (e di pessima qualità) e quelli di chi ha costruito la propria fortuna celebrando invece genuinità e qualità del prodotto “sostenibile”. 
Non ci stupì allora, non ci stupirebbe oggi. Quello che Mac Donald’s e Slow Food hanno in comune è l’ideologia produttivista, la struttura gerarchica dirigenziale, l’obiettivo unico di creare dal cibo lauti profitti. Con queste premesse, la minore o maggiore qualità del prodotto finale è un dato a nostro avviso irrilevante. 
Abbiamo scelto da sempre di non guardare ciecamente alla sola genuinità del cibo, ma ripensare questa come l’esito della genuinità politica e sociale non solo dei processi produttivi, ma delle relazioni e delle comunità chi le innervano. 
È stato questo a portarci a cercare e conoscere realtà agricole e sociali sparse in tutta Italia, con le quali abbiamo condiviso pensieri e piatti. 
Vorremmo ora ospitarli in città per condividere i prodotti delle loro campagne, per raccontarsi attraverso quelli che sono veri e propri manifesti, prima che alimenti per il corpo. 
Non tutte le realtà si trovano vicino a Bologna, ma il vero km0 per noi è prima di tutto politico. 
Per questo incontro saranno con noi compagn* da due realtà agricole autogestite: 
– La comune di Urupia nata in Salento nei primi anni 90 ed ancora oggi un vero e proprio laboratorio di autogestione e autoproduzioni. 
– “Mondeggi fattoria senza padroni” progetto di comunità, custodia popolare e scuola contadina di terreni occupati dal 2014. 
Porteranno con loro vino pugliese e olio toscano, prodotti dell’autogestione da condividere, assaporare e discutere insieme.
A cura del Collettivo Eat the Rich
Circolo Anarchico Berneri, Piazza di Porta S. Stefano 1, Bologna
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Venerdì 23 febbraio ore 20 – Contrade. Storie di ZAD e NO TAV

Notre-Dame-des-Landes e la Valsusa non sono solamente due simboli di un territorio che viene aggredito dalla logica delle grandi opere e dalla repressione dello Stato: sono anche due tappe di un viaggio resistente che, in quest’epoca triste e arrabbiata, è necessario compiere. Dalla Loira Atlantica fino alle Alpi del Piemonte si dipana infatti un filo di solidarietà, intrecciato da tanti incontri che sono diventati solidi legami di lotta e internazionalismo. Per riprendere questo filo rosso abbiamo bisogno di una “cattiva compagnia”: il Collettivo Mauvaise Troupe che ha dato vita a Contrade. Storie di ZAD e NOTAV (Tabor Edizioni). Contrade nasce con lo stesso spirito di Constellations, precedente ricerca in cui la Mauvaise Troupe aveva raccontato gli ultimi vent’anni di movimenti, sempre alla ricerca di quei fili di resistenza che non si devono mai lasciar cadere. Ne parliamo con gli autori

Circolo Anarchico Berneri, Piazza di Porta S. Stefano 1, Bologna

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Venerdì 9 febbraio 2018 ore 20. Tagliatore di catene. L’eredità di Giorgio Antonucci. Al circolo

Giorgio Antonucci è scomparso nel novembre 2017. 
Tagliatore di catene, laceratore di camicie di forza, demolitore di muri, ha instancabilmente lavorato per la libertà e l’uguaglianza. 
Lo ha fatto dal luogo più difficile, dall’interno delle mura dell’ospedale psichiatrico. Ha iniziato a lavorare a Gorizia con Franco Basaglia per poi spostarsi prima a a Reggio Emilia e poi a Imola. Nella città romagnola Giorgio con la sua équipe di infermieri ha liberato tutte e tutti. Niente mezzi di contenzione fisica, niente psicofarmaci e neurolettici a vita; niente contenzione chimica, ma relazioni, affetti, creatività, arte, inclusione e socialità.
Ne parliamo con Chiara Gazzola, autrice di Fra diagnosi e peccato. La discriminazione secolare nella psichiatria e nella religione (Mimesis, 2015), Vito Totire (Centro per l’alternativa alla medicina e alla psichiatria F.Lorusso), Maria Rosaria d’Oronzo ed Eugen Galasso del Centro di Relazioni Umane (Bologna).
Ore 20 aperitivo, proiezione del film “Se mi ascolti e mi credi. Giorgio Antonucci un medico senza camice” a seguire dibattito 
Circolo Anarchico Berneri, piazza di porta s. stefano 1 Bologna
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Venerdì 2 febbraio ore 20. Il Saccheggio. Racconti dal Chiapas e dal mondo passando per i banchi della “Buona Scuola” (Re: Common, 2017). Al circolo

Ne parliamo con gli autori Wolf Bukowski e Filippo Taglieri, protagonisti di 
recenti esperienze di ricerca sul tema in Chiapas. 
“Estrattivismo” è una parola ancora poco usata in Italia. Fa pensare subito al processo di rimozione di risorse naturali dai sottosuoli allo scopo di esportare materie prime. In realtà, l’estrazione mineraria è solo una parte, seppure importante, della storia. L’estrattivismo si fonda sulla sottrazione sistematica di ricchezza dai territori, combinata con il trasferimento forzato di sovranità sugli stessi, da chi li vive a chi li depreda, da chi sopravvive grazie ad essi, a chi se ne serve per garantire la riproducibilità di un modello basato sul profitto a vantaggio di pochi, tendenzialmente sempre gli stessi. L’estrattivismo viaggia veloce e lontano, alimentandosi delle sue stesse bugie.
Ma in molti casi, come in Chiapas, le comunità non si fanno trovare impreparate, e a volte sono sufficienti le domande di un ragazzino inesperto, ma curioso, a svelare l’ipocrisia di fondo su cui si costruisce questo tragico inganno.
Circolo anarchico Berneri, piazza di porta S. Stefano 1 Bologna
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Venerdì 26 gennaio h.20: Rojava, una democrazia senza Stato @Vag61 via Paolo Fabbri 110, Bologna

Iniziativa a cura di Vag61 e Nodo sociale antifascista
– ore 20: cena sociale
– ore 21: dibattito con Paolo “Pachino” (di ritorno dal Rojava) e Daniele Barbieri (redattore del blog labottegadelbarbieri.org)
Rifacendosi al confederalismo democratico elaborato dal leader curdo Abdullah Öcalan, detenuto in un carcere turco dal 1999, la popolazione del Rojava ha iniziato ad autogovernarsi attraverso una rete di assemblee e consigli in cui vengono decisi aspetti cruciali della vita sociale come l’autodifesa militare e l’amministrazione della giustizia. Questa visione non-statale dell’organizzazione sociale, fortemente influenzata dal municipalismo libertario di Murray Bookchin, si rivela rivoluzionaria anche per il contributo fondamentale delle donne, che partendo dalla critica della disparità uomo/donna sono arrivate a identificare nello Stato il principio organizzatore da abbattere.

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Venerdì 10 gennaio ore 20:30 Sala Casa dell’Angelo – via San Mamolo 24 – Bologna e sabato 20 gennaio ore 21:00 Teatro Comunale – Minerbio Carovana No Tap-Snam. Incontro con il movimento No Tap

Una carovana contro il gasdotto partirà dal Salento e attraverserà tutte le aree italiane coinvolte dallo scellerato progetto Tap/Snam. Un tour che nasce dall’idea comune e dalla collaborazione di decine di associazxioni italiane che denunciano da anni la pericolosità economica e ambientale del progetto. A seguito della tre giorni tenutasi a Melendugno (LE) nel mese di settembre, hanno stilato un documento condiviso contro la grande opera e discusso le alternative alla politica energetica messa in campo dai governi negli ultimi anni. Un modo per portare il caso Tap/Snam all’attenzione dell’opinione pubblica nazionale. 
Carovana No Tap-Snam
Incontro con il movimento No Tap che da anni in Salento si oppone alla costruzione del Tap e della rete adriatica Snam
Oltre agli attivisti No Tap interverranno anche tecnici che esporranno i rischi connessi a tale progetto che interesserà anche la nostra regione
Sala Casa dell’Angelo – via San Mamolo 24 – Bologna Venerdì 10 gennaio ore 20:30
Teatro Comunale – Palazzo Minerva – Via Roma 2 – Minerbio Sabato 20 gennaio ore 21:00 
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Venerdì 22 ore 20 Cena anticlericale e distribuzione di prodotti di Lupo Nero e Cianciana Calling a cura del Giaz

Venerdì 22 ore 20 distribuzione di prodotti di Lupo Nero e Cianciana Calling, progetti rurali libertari che recuperano territori agricoli in provincia di Agrigento, 
dove sperimentano stili di vita e di produzione sostenibili. A cura del Giaz (gruppo informale di acquisto zapatista). 
A seguire cena anticlericale 
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Sabato 16 ore 19 – Lavorare stanca! Serata contro il lavoro salariato e la sua retorica

Lavorare stanca! Serata contro il lavoro salariato e la sua retorica
Sabato 16 dicembre dalle 19 al Circolo Berneri, Bologna

– Cena benefit vegana di autofinanziamento per compagne/i inguaiate/i dallo Stato!
– Musica, proiezioni e dibattito aperto a tutti/e (escluso chi: “io anche se non ne avessi bisogno lavorerei comunque, sai che noia sennò!” ed altri crumiri)

Lavorare stanca!

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Lunedì 4 dicembre ore 20 No Border No Nation. Basta propaganda razzista! Presidio al Circolo Anarchico Berneri

Ieri adoravano il dio Po, Odino e il Walhalla. Poi hanno cercato di brandire il Presepe, la Madonna, il Crocifisso, le Nostre Tradizioni… Ora invece si sono accorti che per rastrellare più voti ci vogliono dosi sempre crescenti di odio. Ci vuole un Grande Nemico.

Così, da mesi esponenti bolognesi della Lega Nord come Umberto Bosco si sono messi ad animare e promuovere siti spazzatura come «Islamicamentando» e a realizzare articoli, traduzioni e video tra il trash e lo splatter per diffondere il più triviale razzismo sotto il pretesto di una critica alla religione islamica.

Da qualche tempo sono passati a fare propaganda discriminatoria e razzista nelle sale pubbliche del Quartiere Santo Stefano.

Lo scorso 16 ottobre la Lega Nord ha organizzato nella sala comunale del Baraccano un dibattito con Magdi Allam intitolato spregiativamente «Maometto e il suo Allah» e condotto senza alcun contraddittorio solo per attribuire alla religione la «ferocia dei terroristi islamici che sgozzano, decapitano, massacrano e si fanno esplodere»…

Lo scorso 23 novembre, la Lega Nord ha organizzato alla Sala dell’Angelo una conferenza intitolata «Conoscere l’Islam» invitando a parlare, sempre senza alcun contraddittorio, un certo Alain Eman secondo cui l’Islam è come la mafia: fra i credenti islamici ci potrà essere qualche persona onesta, «ma si tratta di eccezioni minoritarie all’interno della grande famiglia islamica»…

Lo scorso 25 novembre, la Lega Nord ha partecipato alla commemorazione dell’MSI organizzata sempre alla Sala dell’Angelo nel segno del neonazista e antisemita Léon Degrelle…

Adesso, lunedì 4 dicembre, alle ore 20, presso la Sala del Baraccano di Via Santo Stefano 119, la Lega Nord ha organizzato un altro incontro xenofobo e manipolatorio intitolato «Immigrazione illegale. Minaccia per l’Europa tra bugie e realtà», con interventi della leghista Francesca Scarano, di Gianandrea Gaiani e di Luca Donadel noto per i suoi abili video di disinformazione…

Com’è noto, in Italia l’istigazione all’odio razzista, sessista e/o religioso è un reato perseguibile penalmente, ma in realtà non viene quasi mai perseguito.

Anzi, le iniziative della Lega Nord nelle sale pubbliche del Quartiere Santo Stefano sono sempre affiancate da ingenti schieramenti di blindati e forze dell’ordine in cerca di straordinari.

In nome di un presunto «ordine pubblico», la Digos impedisce a chiunque abbia idee diverse di accedere a quelle sale che in realtà sono «pubbliche» solo di nome.

Basta fascisti e razzisti nel Quartiere Santo Stefano! Ora e sempre resistenza!

https://staffetta.noblogs.org/post/2017/11/29/bo-lun-4-dic-h-20-ennesima-provocazione-xenofoba-della-lega-nord-in-una-sala-pubblica/

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A cento anni dalla rivoluzione bolscevica – Gli anarchici lo avevano visto con chiarezza

Nelle pubblicazioni speciali, nei convegni e nelle iniziative tanto mainstream quanto “antagoniste” che si stanno tenendo in occasione dei cento anni della Rivoluzione russa (meglio bolscevica), c’è un grande assente: l’anarchismo. 
Non vi è cioè riferimento al fatto che l’anarchismo abbia sviluppato una critica ai risvolti autoritari della Rivoluzione russa, sapendo prevederne in anticipo con ragioni peculiari l’esito dittatoriale, ben prima di altra sinistra. La peculiarità degli anarchici fu invece proprio quella di percepire con straordinario anticipo i rischi di involuzione in senso dittatoriale della Rivoluzione bolscevica, in quanto caso concreto di una rivoluzione che intende farsi Stato.
Il tema ha un’evidente importanza politica e ha anche assunto da tempo rilievo anche in sede storiografica, tanto che l’1-2 dicembre 2017 l’Archivio famiglia Berneri e la biblioteca Panizzi organizzano due giorni di studio su anarchici e Rivoluzione russa presso l’Università di Modena e Reggio Emilia. Eppure i più continuano, coscientemente o meno, a tacere su tutto ciò.  
Se gli anarchici sono fautori di una necessaria rivoluzione sociale in terra di Russia, sono anche i primi a criticare apertamente i bolscevichi. Nell’autunno del 1917 giudicano in senso positivo la presa del Palazzo d’Inverno in quanto fattore della trasformazione sociale delle istituzioni russe, che i rivoluzionari di tutte le tendenze stanno mettendo in atto sotto lo slogan: il potere ai soviet. E difendono la rivoluzione mobilitandosi contro quelle forze reazionarie che intendono strangolarla. Tuttavia già dal 1918-19 (!) danno voce alle preoccupazioni per l’inevitabile scivolamento di una rivoluzione che voglia farsi governo: i loro compagni di idee russi avevano subito una prima ondata di repressione nella primavera del 1918.
Il giornale “L’Avvenire Anarchico” di Pisa definisce Lenin un dittatore (1919), mentre Luigi Fabbri ed Errico Malatesta sul periodico “Volontà” di Ancona scrivono pagine di grande chiarezza, delineando i caratteri accentratori del potere bolscevico. Malatesta afferma che la dittatura del proletariato è in realtà “la dittatura di un partito, o piuttosto dei capi di un partito – e aggiunge – Lenin, Trotski e compagni sono di sicuro dei rivoluzionari sinceri, così come essi intendono la rivoluzione, e non tradiranno; ma essi preparano i quadri governativi che serviranno a quelli che verranno dopo per profittare della rivoluzione ed ucciderla. È la storia che si ripete: mutatis mutandis, è la dittatura di Robespierre che porta Robespierre alla ghigliottina e prepara la via a Napoleone”. Tali giudizi diventano patrimonio comune del movimento anarchico internazionale nel 1921, quando il governo bolscevico scatena la sua violenza contro il movimento d’ispirazione libertaria guidato da Machno in Ucraina e reprime nel sangue l’insurrezione della base navale di Kronštadt. Qui i marinai e gli operai, in prima fila negli eventi rivoluzionari del 1917, reclamano il ripristino delle libertà politiche e la sostituzione dei soviet egemonizzati dai bolscevichi con soviet rappresentativi degli interessi dei lavoratori. Lenin giustificherà la repressione di massa e le fucilazioni indiscriminate come inevitabili per respingere un tentativo controrivoluzionario, la storia dimostrerà invece che quello era un atto per realizzare le istanze di base tradite dal bolscevismo.
Nel 1922 una nota anarchica, Emma Goldman, che è in Russia nel 1920 e 1921, scrive: “Gli orrori nascosti della Russia mi apparivano ogni giorno più evidenti… benché il bolscevismo mi apparisse oramai in tutte la sua nudità, non riuscivo a crederci. Ero sbalordita, sconcertata, mi mancava la terra sotto i piedi. E mi ci attaccavo, mi ci attaccavo come un uomo che sta annegando si aggrappa a qualunque corda” (M. Leroy, Emma la rossa, elèuthera, Milano, 2016, p. 137). Emma in quell’anno dà alla stampe un libro, La sconfitta della rivoluzione russa e le sue cause, in cui denuncia a chiare lettere l’involuzione autoritaria dei bolscevichi. È un’ulteriore e importante tappa della critica anarchica al bolscevismo. Alla morte di Lenin, Malatesta scrive: “egli, sia pure con le migliori intenzioni, fu un tiranno, fu lo strangolatore della Rivoluzione russa – e noi che non potemmo amarlo vivo, non possiamo piangerlo morto. Lenin è morto. Viva la libertà!” (“Pensiero e Volontà”,  febbraio 1924). Che altro? Per approfondire, rimandiamo al recente e agile volume di F. Bertolucci, A oriente sorge il sole dell’avvenire. Gli anarchici italiani e la rivoluzione russa 1917-1922 (BFS, Pisa, 2017).