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Venerdì 6 aprile – incontro con il Servizio Civile Internazionale

Ore 19, aperitivo e a seguire presentazione Campi e discussione

Serata di incontro e discussione con servizio civile internazionale e presentazione della lista campi 2018

È un movimento laico di volontariato, presente in 43 paesi in tutto il mondo. Da 90 anni promuove attività e campi di volontariato sui temi della pace e del disarmo, dell’obiezione di coscienza, dei diritti umani e della solidarietà internazionale, degli stili di vita sostenibili, dell’inclusione sociale e della cittadinanza attiva. Alla base c’è un impegno concreto a cambiare situazioni di disuguaglianza, ingiustizia, degrado, violazione dei diritti umani. La filosofia delle attività SCI è da sempre caratterizzata dalla concretezza.

Gli inizi

1920. La prima guerra mondiale è terminata e ha lasciato dietro di sé distruzione, morte, sofferenze, lutti. Un giovane pacifista svizzero, Pierre Ceresole, decide che il tempo delle parole è finito. È ora di passare ai fatti. Si realizza così il primo campo di lavoro ad Esnes, presso Verdun, al confine franco-tedesco. Volontari tedeschi, francesi e inglesi, supportati da molti altri partecipanti, si impegnano nella ricostruzione del piccolo villaggio ridotto ad un cumulo di macerie dopo il conflitto bellico. Il motto è “deeds, not words” (fatti, non parole) e l’idea è semplice e provocatoria allo stesso tempo: lavorando insieme per costruire qualcosa è impossibile diventare nemici. È nato il primo campo del Service Civil International (S.C.I.).
Non sarà l’ultimo.

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Venerdì 23 marzo – Global action for Afrin

Venerdì 23 marzo ore 17:30 Piazza del Nettuno, Bologna

Invitiamo tutte e tutti a scendere in piazza per il popolo curdo contro l’aggressione della Turchia
Invitiamo tutte e tutti a scendere in piazza per difendere Afrin, per difendere la rivoluzione delle donne, per il Confederalismo Democratico.

Aderiamo all’appello internazionale lanciato dalle compagne e dai compagni curdi per scendere nelle piazze di tutto il mondo in solidarietà ad Afrin:

Il 20 di Gennaio è iniziata l’invasione del cantone di Afrin. Questo territorio, collocato nella parte occidentale della Federazione Democratica della Siria del Nord, è stato bombardato senza pietà da cacciabombardieri, artiglieria e ogni tipo di armamentario moderno che porta il marchio della Nato. L’esercito Turco, al fine di non sporcarsi le mani e cancellare il numero di morti dalle sue statistiche, sta conducendo l’attacco servendosi di milizie jihadiste. Queste milizie, che in principio facevano parte di Al-Qaeda e che nel 2014 si sono riorganizzate nella forma di Daesh, vanno oggi sotto il nome di FSA. Le immagini brutali che gli invasori stanno pubblicando sui propri social media, così come le chiamate rumorose alla guerra contro gli infedeli, al grido di “Allaha Akbar”, ci ricordano che il Rojava sta ancora combattendo lo stesso nemico che ha già sconfitto a Kobane e Raqqa. Ma questa volta, la bandiera dietro cui avanza è quella del secondo più grande esercito della NATO. Del resto, in molte immagini la bandiera nera di Daesh è stata avvistata insieme alla bandiera rossa della Turchia. Molti combattenti, uccisi in battaglia dalle forze di auto-difesa che stanno resistendo ad Afrin, sono stati senza dubbio identificati come comandanti di Daesh.

Il dittatore fascista e misogino dello stato turco, Recep Tayyip Erdogan, ha dichiarato pubblicamente che, attraverso questa invasione ai danni di un territorio autonomo all’interno di una nazione sovrana, si augura di “restituire Afrin ai suoi veri proprietari”. Dietro questa messinscena, si sta effettivamente portando avanti una pulizia etnica e un genocidio ai danni del popolo Curdo e di altre minoranze che vivono ad Afrin da tempo immemore. Afrin è stato uno dei pochi territori che hanno relativamente goduto di una situazione di pace durante la sanguinosa guerra che imperversa in Siria negli ultimi sette anni. Molte famiglie sfollate dalla guerra hanno trovato rifugio in questo territorio. In questo momento, Erdogan sta provando ad approfittare di questa instabilità e della sofferenza che attanaglia la popolazione della Siria per legittimare la sua sete imperialista di potere, sognando di riconquistare i territori che una volta erano occupati dall’impero Ottomano.

La comunità internazionale sta chiudendo gli occhi di fronte alle continue richieste di aiuto che arrivano da Afrin. Il ritiro delle truppe russe che stazionavano ad Afrin ha dato il via libera all’invasione e ha mostrato la complicità della Russia con lo stato turco. Ad ogni modo, non è minore la complicità degli stati membri della NATO. Questi ultimi stanno permettendo alla Turchia di utilizzare armamentari e tecnologie occidentali per massacrare civili. La Federazione democratica della Siria del Nord è stata la principale forza di opposizione alla barbarie islamista di Daesh, ma ciò sembra essere irrilevante per quei governi che, fin dal 2014, avevano condannato ogni massacro rivendicato dalla propaganda di Daesh. Il 24 Febbraio, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha unanimemente adottato una risoluzione per una tregua in tutta la Siria. Ciò ha offerto un barlume di speranza per evitare altri massacri di civili. Nonostante questo, resta innegabile il silenzio seguìto all’intensificazione degli attacchi turchi.

D’altra parte, il regime baathista di Bashar Al-Assad’s, dopo aver dichiarato che non avrebbe mai permesso l’invasione di suolo Siriano da parte della Turchia, ha dimostrato la propria incapacità di affrontare l’aggressione. Malgrado un sistema antiaereo potrebbe fermare gli attacchi della forza aerea turca, il regime ha richiesto ad Afrin di sottomettersi completamente allo stato siriano e rinunciare alla propria autonomia, che è stata ottenuta attraverso il processo rivoluzionario che ha avuto luogo in Rojava negli ultimi anni. Non ci sono dubbi che questa invasione sia il risultato degli accordi di Sochi tra Assad, la Russia e la Turchia. L’esercito Arabo Siriano ha scelto di evitare ogni confronto diretto che potrebbe opporsi ai piani di Erdogan e di abbandonare le forze siriane democratiche. La sua dipendenza dalla Russia e la sua ostilità nei confronti della Federazione Democratica della Siria del Nord sta permettendo alle forze jihadiste neo-ottomane di occupare Afrin.

La situazione è critica. Le forze di occupazione sono ai cancelli della città. Una città che offre riparo non solo ai suoi abitanti, ma a molti rifugiati che hanno lasciato i propri villaggi dopo la distruzione causata dai bombardamenti turchi. Oltre ai bombardamenti massicci, sono stati registrati attacchi chimici contro i civili, in particolare con cloro gassoso. E ancora, questa non è che l’immagine di una parte sola del disordine provocato: anche le infrastrutture vitali alla sopravvivenza della popolazione civile sono state volutamente attaccate. Una settimana fa la Turchia ha interrotto la fornitura di acqua e elettricità alla città, costringendo i residenti a fuggire. L’assedio continua e la popolazione va incontro ad un massacro imminente. Ieri si trattava dell’ISIS a Kobane, oggi dello stato turco ad Afrin.

La Comune internazionalista del Rojava, tenuto conto di tutti questi avvenimenti, si unisce alle molteplici iniziative di solidarietà con Afrin. Esortiamo tutte e tutti a unirsi in una giornata di azioni e solidarietà globale, come quello che ebbe luogo l’1 Novembre 2014 per Kobane. E come kobane, Afrin resisterà, Afrin vincerà.

La solidarietà con Afrin sarà ricevuta e sentita da tutto il mondo, per provare che Afrin non è sola e che il progetto democratico e antipatriarcale che vive ad Afrin sarà difeso dal mondo intero.

#GlobalActionforAfrin

Circolo Anarchico “C. Berneri”
CUA-Collettivo Universitario Autonomo
Laboratorio Crash
Làbas
LUBO-Libera Università Bologna
Nodo Sociale Antifascista
TPO
Vag61
XM24
YaBastaBologna

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Lun 26 Marzo ore 20 @Berneri – Benefit “C’è da far cassa per Bologna Antifa!”

– Cena vegana + alternativa vegana e contorno vegano
– Musica memetica selezionata dai migliori nerd di reddit
– Banchetto con materiale Bologna Antifa (abbiamo anche i cataloghi di nastro adesivo antifa) e dossier Emilia Antifa a offerta libera
– Bella presenza, zero fare schifo, 100% eleganza rivoluzionaria contro la sciatteria borghese
– Noi cuciniamo e vi serviamo, voi contribuite economicamente alla realizzazione dei migliori sticker ever e vi lavate il piatto = +100% fasci appesi

Bologna Antifa

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Venerdi 30 Marzo – Antifascismo vuol dire attacco!

Le difficoltà economiche che stiamo attraversando per interesse dei capitalisti vengono costantemente nascoste dietro un senso di insicurezza e minaccia gonfiato ad arte dai media fino a creare un clima di paranoia attraverso cui politici, poliziotti e militari possono far passare misure sempre più autoritarie.

Grazie alla mancanza di una prospettiva differente nella società, le classi popolari sono diventate facile preda delle forze reazionarie e fasciste, che grazie a nuove maschere possono puntare sulla guerra fra poveri per assolvere al loro dovere di protettori di chi impoverisce e contemporaneamente portare avanti i propri interessi politici.
Così il razzismo, il sessismo, l’omofobia, l’antisemitismo, l’islamofobia e tutte le altre forme di discriminazione sembrano ormai dominanti nelle nostre comunità.
Ma ogni forma di oppressione crea resistenza e l’antifascismo militante torna di nuovo sulla cresta dell’onda, riportando al centro del dibattito la necessità di organizzarsi, di pensare a strategie, di fare lavoro sociale nei posti di lavoro e sui territori.
Possono sembrare cose ovvie, ma che purtroppo non lo sono ora e non lo sono state per lungo tempo e che urge riprendere combattendo il fascismo nelle proprie comunità e nelle classi popolari, riempiendo quegli spazi lasciati vuoti attraverso le lotte concrete contro le difficoltà che i/le proletari/e affrontano ogni giorno; insomma attraverso un antifascismo sociale e militante che si traduca in azione per dare vita a quel mondo nuovo che portiamo nei nostri cuori.

Ne parleremo con David Bernardini, autore de Il barometro segna tempesta. Le Schiere Nere contro il nazismo (La Fiaccola, 2014), e vedendo il cortometraggio Bash the fash (2017), edito dal network nordamericano Sub.Media, per seguire il filo che lega un capitolo straordinario della resistenza contro il nazismo nella Germania di Weimar alla lotta contro l’alt-right degli USA di Trump fino a qui, oggi, e aprire un dibattito con chiunque voglia partecipare.

Collettivo Exarchia

BoloAntifa Antifascista

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Mercoledì 21 marzo ore 20:45 proiezione del film di Daniele Biacchessi e Giulio Peranzoni “Una generazione scomparsa – i mondiali in Argentina del 1978”. Organizza Coordinamento antifascista Murri e Nodo Sociale Antifascista. Presso la sala “Marco Biagi” del quartiere Santo Stefano

A seguire dialogheremo con l’autore e regista Daniele Biacchessi e con Simone Cuva e Patrizia Dughero di 24marzo.it
dalle ore 20:00
@ sala “Marco Biagi” del quartiere Santo Stefano, via Santo Stefano, 119
“Nosotros no ganamos par esos hijos
de puta. Nosotros ganamos para nuestra gente”
Cesar Luis Menotti
“La dittatura militare argentina godeva di buona salute e per provarlo organizzò l’undicesimo campionato del mondo di calcio. Parteciparono dieci paesi europei, quattro americani, Iran e Tunisia.
Il Papa inviò la propria benedizione.
Al suono della marcia militare, il generale Videla decorò Havelange nella cerimonia di inaugurazione nello stadio Monumental di Buenos Aires.
Ad alcuni passi da lì, era in pieno funzionamento l’Auschwitz argentino, il centro di tormento e sterminio dell’ESMA, la Scuola Meccanica dell’Esercito. E alcuni chilometri più in là gli aerei gettavano i prigionieri vivi in fondo al mare.
Alla fine il mondo può vedere la vera immagine dell’Argentina”, celebrò il presidente della Fifa davanti alle telecamere. Henry Kissinger, invitato speciale, annunciò: “Questo paese ha un grande futuro”. E il capitano della squadra tedesca, Berti Vogts, che diede il calco d’inizio, alcuni giorni dopo dichiarò: “L’Argentina è un paese dove regna l’ordine. Io non ho visto nessun prigioniero politico” 
(Eduardo Galeano)
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Sabato 17 marzo ore 14:30 passeggiata antifascista in quartiere Murri-Santo Stefano. Organizza Coordinamento antifascista Murri.

Partenza dall’ingresso del Liceo Galvani, passeremo poi lungo le strade dei Giardini Margherita intitolate a partigiani , da lì andremo in via Sergio Tavernari, studente del Galvani, partigiano, suicidatosi pur di non accettare la resa di fronte ai nazisti e finiremo nella piazzetta del mercatino di Chiesanuova, sotto la lapide dei partigiani delle scuole Tambroni 
La memoria è ormai sempre vissuta come una cosa morta, che si limita a ricordare il passato, senza problematizzare il presente. Fare memoria fine a se stessa è il modo più semplice per lavarsi la coscienza e lasciare spazio alle formazioni neofasciste. Per questo crediamo sia fondamentale riappropriarci e far rivivere le storie di lotta di tutt* quell* che hanno combattuto il fascismo negli anni ’40, legandole a doppio filo alle nostre storie presenti di antifascist* sempre in prima fila a contrastare l’insorgere di pensieri e pratiche fasciste e il perbenismo istituzionale che a queste pratiche ha lasciato spazio. 
IERI PARTIGIAN*, OGGI ANTIFASCIST*! ORA E SEMPRE RESISTENZA! 
Coordinamento Antifascista Murri 
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Lunedì 26 febbraio ore 20 – Cena benefit per il Collettivo Exarchia e il movimento anarchico

Siamo giovani, studenti, precari/e le cui prospettive di vita sono limitate dalle logiche di questo perverso sistema e il cui percorso parte dal mondo dell’università e del lavoro.
Siamo un collettivo anarchico, convint* che l’unica soluzione per gli esseri umani sia abbattere le strutture gerarchiche e le barriere che limitano la nostra libertà.
Come ogni lunedì, al Circolo Anarchico Berneri si svolge la Mensa Popolare Autogestita: un momento di convivialità e socialità, dove ci si incontra, si mangia e si beve (a prezzi popolari appunto) e si mettono insieme canzoni e pensieri ribelli, sogni e rabbie, risate e assalti al cielo.
Lunedì 26 febbraio il Collettivo Exarchia si mette ai fornelli per autofinanziare le attività in corso e quelle future.
dalle ore 20:00
@ Circolo Anarchico Camillo Berneri, p.zza di Porta S. Stefano, 1
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Senza tregua contro il fascismo

Venerdì 16 febbraio Roberto Fiore e Forza Nuova tenteranno un comizio in piazza Galvani.
Le antifasciste e gli antifascisti bolognesi si sono organizzat@ per contrastare con la massima determinazione questa incursione, che avviene a una settimana dal corteo antifascista antirazzista di Macerata.
Non se ne può più: i fascisti e gli amici dei fascisti (Forza Nuova, Casapound, Lega, Lealtà e Azione, Fratelli d’Italia, berlusconiani e grillini vari, Minniti e soci) sono scatenati, ma d’altronde siamo in periodo di elezioni, e qualsiasi momento è buono per tentare di ripulirsi le mani sporche di soldi e sangue. La legittimazione che Forza Nuova e Casapound hanno ricevuto dai media mainstream e dall’arco istituzionale è vergognosa, ma ancora più vergognose sono le rivendicazioni politiche di questi loschi figuri: se Di Stefano (leader di Casapound) può permettersi di girare in doppio petto senza che nessuno gli ricordi della “cinghiamattanza” e delle centinaia di aggressioni che i suoi camerati hanno seminato in tutta Italia, Fiore (leader di FN) ha addirittura dichiarato che FN intende pagare le spese legali dello stragista fascista leghista Luca Traini, l’attentatore che il 3 febbraio scorso ha sparato a Macerata a sei persone (Gideon, Jennifer, Mahamadou, Wilson, Omar, Festus) con l’unico movente dato dal colore della pelle.
Ma quel che rende ancora più odiosa la strage fascio/razzista di Traini, le narrazioni che ne sono seguite e il discorso di Forza Nuova è l’intreccio con il sessismo: Traini facendo finta di fare il giustiziere di una ragazza orribilmente uccisa, non ha fatto strage di uomini (il femminicidio, infatti, è conseguenza della cultura dello stupro generata dal sistema patriarcale), ha scelto invece di colpire chi non è bianco, come se fosse il colore della pelle anziché la cultura a determinare la violenza di genere. Come se non bastasse, lo stragista Traini (che non è un pazzo o un mostro, è anzi un fascista molto sano) ha detto perfino che gli è dispiaciuto di aver ferito Jennifer in quanto donna. Bene, sappia che il suo schifoso sessismo, che si aggiunge al suo schifoso razzismo, rende ancora più forte la nostra rabbia: le donne non hanno bisogno di protezione, tantomeno la protezione dei fascisti; le donne vogliono essere libere di autodeterminarsi e di vivere in un contesto libero dall’etero-sessismo e dal razzismo. Forza Nuova inoltre ha sotto di sé un’associazione di donne, l’associazione Evita Peron, colpevole di svariate violente incursioni nelle scuole elementari della provincia bolognese a fianco di comitati ultra-cattolici contro l’inesistente “ideologia gender”. Questo, insieme al programma di Casapund “Tempo di essere madri”, dà la misura del sessismo intrinseco nel discorso fascista e della loro totale incapacità di pensare alle donne come a dei soggetti alla pari e di rispettare la loro autodeterminazione.
I fascisti sono da sempre i servi del potere, i servi dei padroni al servizio del capitalismo, emergono sempre quando dall’alto arriva una richiesta di ritorno all’ordine, attuabile solo attraverso la violenza e la strategia della tensione e del divide et impera: “Le bombe nelle piazze, le bombe alle stazioni, le mettono i fascisti, le pagano i padroni”. Quando c’è da attuare una “controrivoluzione preventiva”, i fascisti diventano il braccio armato delle classi dirigenti.
Queste continue violenze sono quindi purtroppo solo l’apice più sanguinoso di un processo in corso da tempo, un processo politico di rinnovata “fascistizzazione” delle istituzioni statali e di fascistizzazione progressiva di tutti i discorsi legati al tema immigrazione, che, ricordiamolo, è un falso problema caricato emotivamente dai media e cavalcato politicamente dai partiti a scopo puramente elettorale. Il problema di fondo è strutturale: se ci manca il lavoro, se le persone migrano (da e per l’Italia), se viviamo sempre più di merda e sempre più isolati, il problema è il capitalismo neoliberale e tutte le divisioni gerarchiche che questo comporta: solo combattendo contro i fascisti e i loro simili, anche quando si presentano in forma “democratica” e promulgano leggi disumane come i Decreti Minniti e Minniti-Orlando, possiamo pensare di ribaltare le gerarchie del potere e ricostruire …
Non viviamo più come schiave/i!
Tutt@ in Piazza Maggiore contro fascisti e stragisti venerdì 16 febbraio alle ore 18:30!
Circolo anarchico “C. Berneri”
Collettivo Exarchia
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Venerdì 2 marzo ore 20 presentazione del nuovo libro del collettivo Ippolita “Tecnologie del dominio”

Il Collettivo Ippolita si occupa da oramai un decennio dell’impatto delle tecnologie digitali sulla vita delle persone. La loro ultima pubblicazione, edita da Meltemi, “Tecnologie del dominio – Lessico minimo di autodifesa digitale” ha una forma differente dai libri cui ci hanno abituati. Si tratta di una raccolta di lemmi, di concetti, da cui si articolano riflessioni che abbracciano non solo temi legati al digitale e al tecnologico ma anche a pratiche sociali quotidiane in cui ciascuno di noi si trova imbricato. Non solo un modo per decodificare e decostruire la grammatica dei mondi digitali ma un luogo di condensazione e di ripartenza per uno studio critico e consapevole delle tecnologie.
Ne parliamo con gli autori
Circolo Anarchico Berneri, Piazza di Porta S. Stefano 1, Bologna
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Lunedì 12 febbraio ore 20 – Autoproduzioni resistenti

Sul “mangiar bene” in questi anni ne abbiamo sentite un po’ di tutti i colori. Era il 2015 quando i “buoni” del cibo – Slow Food in testa – si inventarono quel buffo cartellone di “Expo dei popoli” per non lasciarsi scappare il grande affare milanese senza perdere la faccia, accostandosi ai “cattivi” dell’industria del cibo (come Mac Donald’s per esempio). 
Dietro a questa apparente divisione si mascherava invece la sostanziale continuità tra i progetti di industriali produttori di alimenti standardizzati (e di pessima qualità) e quelli di chi ha costruito la propria fortuna celebrando invece genuinità e qualità del prodotto “sostenibile”. 
Non ci stupì allora, non ci stupirebbe oggi. Quello che Mac Donald’s e Slow Food hanno in comune è l’ideologia produttivista, la struttura gerarchica dirigenziale, l’obiettivo unico di creare dal cibo lauti profitti. Con queste premesse, la minore o maggiore qualità del prodotto finale è un dato a nostro avviso irrilevante. 
Abbiamo scelto da sempre di non guardare ciecamente alla sola genuinità del cibo, ma ripensare questa come l’esito della genuinità politica e sociale non solo dei processi produttivi, ma delle relazioni e delle comunità chi le innervano. 
È stato questo a portarci a cercare e conoscere realtà agricole e sociali sparse in tutta Italia, con le quali abbiamo condiviso pensieri e piatti. 
Vorremmo ora ospitarli in città per condividere i prodotti delle loro campagne, per raccontarsi attraverso quelli che sono veri e propri manifesti, prima che alimenti per il corpo. 
Non tutte le realtà si trovano vicino a Bologna, ma il vero km0 per noi è prima di tutto politico. 
Per questo incontro saranno con noi compagn* da due realtà agricole autogestite: 
– La comune di Urupia nata in Salento nei primi anni 90 ed ancora oggi un vero e proprio laboratorio di autogestione e autoproduzioni. 
– “Mondeggi fattoria senza padroni” progetto di comunità, custodia popolare e scuola contadina di terreni occupati dal 2014. 
Porteranno con loro vino pugliese e olio toscano, prodotti dell’autogestione da condividere, assaporare e discutere insieme.
A cura del Collettivo Eat the Rich
Circolo Anarchico Berneri, Piazza di Porta S. Stefano 1, Bologna