La strage di Piazza Fontana non è un romanzo

Lunedì 14 maggio alla Cineteca di Bologna c’è stata la proiezione del film Romanzo di una strage, con la presenza del regista Giordana. Film che, nascondendosi dietro la fragile maschera di “opera d’arte”, non fa che veicolare il più becero revisionismo sulla strage di Piazza Fontana tentando di offuscarne la sua chiara matrice: quella dell’estrema destra fascista e dello stato.
Un film è certamente un’opera artistica ma questa non può essere slegata dal discorso, dal contenuto, in questo caso politico, che porta. Questo discorso diviene pubblico nel momento in cui il film esce nelle sale e l’autore ne è responsabile.

Proprio per denunciare questo discorso, che nega, ottunde, tenta di confondere quella che è la verità storica, è stato distribuito davanti al cinema un comunicato di controinformazione.

Seppur incontrando la reazione stizzita del regista, il volantino è stato letto e apprezzato dagli spettatori (e anche dal grande afflusso di persone al mercatino biologico).

Di seguito, ne riportiamo il testo (che puoi scaricare in pdf qui):

La strage di Piazza Fontana non è un romanzo

gli anarchici non dimenticano

Quella di piazza Fontana fu una strage di Stato. L’estrema destra fascista, con la regia dei servizi segreti italiani e americani, massacrò 17 persone e ne ferì 88. Si trattò del primo grande attentato della strategia della tensione (avviata nei mesi precedenti con attentati minori, tutti attribuiti agli anarchici), una strategia a suon di bombe volta a terrorizzare la popolazione e a tappare la bocca a quei movimenti di base e libertari che nelle scuole, nelle fabbriche, nelle università e nei quartieri erano intenzionati a trasformare la società in senso egualitario.
Per questa strage furono subito incolpati gli anarchici che erano parte attiva dei movimenti di lotta. Il ferroviere Giuseppe Pinelli (che faceva parte delle strutture di difesa del movimento e lavorava alla controinformazione per la liberazione dei compagni incarcerati) fu interrogato per tre giorni di seguito dal commissario Luigi Calabresi e la sera del 15 dicembre fu scaraventato dalla finestra del suo ufficio, al quarto piano della questura di Milano. La polizia sosteneva che si era trattato di un suicidio dettato dal rimorso. E invece Pinelli era innocente, e gli anarchici con quella bomba non avevano proprio niente a che fare. La campagna di controinformazione promossa dal movimento riuscì a stabilire la realtà dei fatti: la bomba l’avevano messa i fascisti per conto dello stato. Dopo tre anni anche Pietro Valpreda – il compagno accusato di aver piazzato la bomba – fu assolto.
Dal 1969 in avanti l’insabbiamento della verità sulla strage di Piazza Fontana non si è mai fermato. Ci hanno provato con depistaggi e menzogne che per anni hanno garantito l’impunità dei massacratori e dei loro complici, ci provano oggi con la riscrittura della storia, un “revisionismo” basato sul falso che vorrebbe contribuire a confondere le vittime con i carnefici, in linea con quanto viene fatto da tempo con la Resistenza, dove i partigiani sono equiparati ai repubblichini.
Nel film il movimento anarchico è rappresentato come violento e incapace, Calabresi come un poliziotto onesto, colto e sensibile, Aldo Moro come un politico mellifluo e rassegnato, Pinelli come un militante serio di contro a un Valpreda incosciente e velleitario. Non solo: Giordana fa propria la tesi assurda e assolutamente inconsistente di Paolo Cucchiarelli esposta nel suo “fantasioso” libro Il segreto di Piazza Fontana. Citando una fonte anonima (ma fascista) Cucchiarelli sostiene che le bombe a Piazza Fontana furono due, una “anarchica” dimostrativa e una “stragista” dei servizi segreti. Questa illazione, che è una delle tante presenti nel libro, è fatta propria da Giordana, con il risultato di confondere ulteriormente le acque.

Dopo più di 42 anni ci sembra di essere al punto di partenza. Ma noi non dimentichiamo. Oggi come allora la verità storica è chiara. L’ha scritto ancora una volta Corrado Stajano (tra i primi ad accorrere quella notte alla questura di Milano), sul “Corriere” lo scorso 28 marzo: la responsabilità è della destra neofascista veneta con le complicità e i depistaggi dei servizi di sicurezza e dell’Ufficio affari riservati.

La verità storica e politica è chiara, oggi come allora:

Calabresi assassino, Pinelli assassinato, la strage è di Stato!

I compagni e le compagne del circolo anarchico Camillo Berneri, P.zza di P.ta S. Stefano 1, Bologna

È stata anche distribuita l’intervista a Valitutti apparsa su Umanità Nova numero 14 del 22 aprile 2012, che puoi scaricare di seguito:
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